Processo ”Uova del drago”, dieci condanne e cinque assoluzioni
CATANZARO – Si sono conclusi con dieci condanne e cinque assoluzioni totali i giudizi abbreviati per quindici imputati coinvolti nell’operazione antimafia del 2007 battezzata “Uova del drago”, diretta contro il clan vibonese dei Bonavota. Le parti civili, e cioe’ il Comune di Sant’Onofrio, il Comune di Maierato, e la Provincia di Vibo Valentia saranno risarciti con 70.000 euro di danni ciascuno, piu’ 4.000 euro di spese.
Il giudice dell’udienza preliminare distrettuale di Catanzaro, Gabriella Reiilo, ieri pomeriggio ha condannato a 8 anni di reclusione Pasquale Bonavota, cui viene attribuita la direzione dell’organizzazione in seguito alla morte del padre, il boss Vincenzo Bonavota (il pm Marisa Manzini aveva chiesto 15 anni); a 8 anni Domenico Bonavota, fratello di Pasquale (il pm ne aveva chiesti 30); a 8 anni Francesco Fortuna (il pm ne aveva chiesti 15); a 6 anni Onofrio Barbieri (il pm ne aveva chiesti 5); a 4 anni Antonio Patania (il pm ne aveva chiesti 7); a 8 anni Francesco Michienzi, collaboratore di giustizia (il pm ne aveva chiesti 12); a 2 anni Filippo Triboli, ex assessore allo Sport del Comune di Sant’Onofrio (il pm ne aveva chiesti 4); 2 anni ciascuno a Roberto Ceraso e Maria Fortuna (il pm aveva chiesto 9 anni per entrambi); 1 anno e 6 mesi ad Antonio Serratore (il pm ne aveva chiesti 8).
Tutti i condannati sono stati contestualmente assolti per alcune accuse, e per gli ultimi tre e’ caduta l’aggravante della “mafiosita’”. La condanna ai risarcimenti, infine, riguarda solo i primi sette.
Sono stati completamente assolti, invece: Nicola Bonavota, l’altro fratello di Pasquale (il pm aveva chiesto 5 anni); Vincenzino Fruci (il pm aveva chiesto 22 anni) che, fra l’altro, era accusato insieme a Domenico Bonavota dell’omicidio di Raffaele Cracolici; Rocco Anello (il pm aveva chiesto 7 anni); Antonio Lopreiato e Rosario Cugliari (il pm aveva chiesto 12 anni per ciascuno).
Con l’operazione “Uova di Drago” – portata a termine all’alba del 30 ottobre 2007 – gli investigatori hanno voluto colpire le “nuove leve” del clan vibonese che negli ultimi anni avevano assunto una crescente autonomia.
Secondo gli inquirenti i Bonavota avevano via via esteso il proprio potere in tutta la regione arrivando a competere con le maggiori consorterie criminali, ed a creare solide propaggini a Roma e Torino e zone limitrofe.
Quella dei Bonavota e’ stata descritta come una cosca in continua espansione che, grazie al basso profilo tenuto negli ultimi anni, era riuscita a stringere forti alleanze con i gruppi limitrofi, dagli Anello di Filadelfia, ai Lo Bianco di Vibo fino ai potentissimi Mancuso di Limbadi.
I Bonavota, sempre secondo le accuse, avevano diretto la loro azione soprattutto verso le aree industriali e commerciali di Vibo Valentia e Pizzo, dove si erano radicati da anni.
La cosca avrebbe dominato da tempo il racket nei comuni di S. Onofrio, Stefanaconi e Maierato, grazie anche ad un capillare controllo del territorio attuato con il ricorso a vere e proprie ronde.
(AGI)


