In Sanità
Virus A: boom per vaccini, mascherine e amuchina. E big-pharma si frega le mani
di Emanuele Rossi
C’è chi si frega le mani per l’influenza A (qui tutti gli articoli al riguardo). E non solo per disinfettarle ed evitare i contagi. Sono le farmacie e le grandi case farmaceutiche.
Oltre al grande business relativo al vaccino, comprato in quantità industriali dagli Stati, tutta una serie di altri prodotti – nonostante le continue rassicurazioni di esperti e ministero della Salute – sta conoscendo un boom di vendite relativo proprio alle precauzioni per evitare il temuto contagio.
Il caso emblematico di questi giorni è quello dell’Amuchina in formato gel, uno dei più famosi e utilizzati (anche grazie al suo modesto costo: intorno ai 3 euro) disinfettanti. La casa produttrice, la farmaceutica Angelini, ha dovuto rassicurare nei giorni scorsi sulla disponibilità del prodotto, che iniziava a scarseggiare in farmacie e supermercati. Stessa sorte per le salviettine antisettiche o per un altro disinfettante come l’Esosan. Attenzione però: secondo Altroconsumo l’efficacia di questi prodotti può essere anche inferiore a quella di un normale lavaggio con acqua e sapone, in particolare “nel caso dei disinfettanti che contengono alcol bisogna controllare che la percentuale non sia inferiore al 60%”.
Il gel Amuchina poi: “È classificato come cosmetico e non può dare quindi alcuna garanzia di efficacia medica”. Per quanto riguarda i saponi antibatterici, possono alla lunga essere controproducenti perché più efficaci di quello che è il reale bisogno e possono rendere i batteri più resistenti. L’associazione dei consumatori consiglia quindi di lavarsi le mani più spesso fare attenzione a dove si asciugano.
Altro prodotto che ha conosciuto un grande successo, spinto nei primi giorni della pandemia dalle immagini televisive, sono le mascherine per la bocca con filtro. Vendite alle stelle specialmente in Francia e Giappone. A dire che ci sia un vero business (anche in Italia la mascherina anti-virus sta diventando un accessorio fondamentale per bambini a scuola e viaggiatori negli aeroporti), le aziende che producono mascherine antinfluenzali si sono inventate qualche modello più modaiolo: linee leopardate, a pois, a quadretti. In Italia anche Yamamay ha pensato a una mascherina più originale: in distribuzione alle partenze internazionali di Milano e Roma Fiumicino la casa di moda intima distribuisce un modello animalier, in taglia unica, gratuita e rigorosamente in bianco e nero.
A livello mondiale sono invece i vaccini contro l’influenza “normale” e quelli specifici per l’H1N1 a ingrossare i bilanci di Big Pharma, le grandi case farmaceutiche: secondo l’Oms il giro d’affari complessivo sarà intorno ai 20 miliardi di dollari. La svizzera Novartis, ad esempio, già dal luglio scorso ha annunciato di aver raggiunto accordi per la vendita del suo “Focetria” con 35 Stati (tra i quali gli Usa, dove il presidente Barack Obama ha dichiarato recentemente l’influenza un’emergenza nazionale) e stima di mettere sul mercato 150 milioni di dosi per il periodo tra ottobre e dicembre.
L’inglese Glaxo conta invece sul suo “Pandermix“, approvato per l’Unione Europea, di cui si stima abbia già venduto 400 milioni di dosi.
Ma la parte del leone dovrebbe farla la Roche con il suo “Tamiflu” (che non è un vaccino ma un farmaco antivirale) che secondo gli analisti dovrebbe portarla a quadruplicare le vendite rispetto al 2008: quelle del singolo farmaco, che si è dimostrato abbastanza efficace anche contro la nuova influenza, sono decuplicate nell’ultimo trimestre a 994 milioni di franchi.
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