Pubblicato: 11 novembre 2009 alle 19:06
In La Scuola

Gelmini, la più odiata dalla sinistra: degli applausi ne faccio a meno

A Il Giornale ha confessato che diventerà mamma in primavera (e che a inizio 2010 si sposerà con il compagno Giorgio Patelli). A Il Corriere della Sera ha invece fatto sapere che, in occasione della nascita del piccolo (o della piccola): “Non starò a casa neppure un giorno”. Mamma e ministro, a tempo pieno, contemporaneamente. Sembra un bell’impegno: “Non voglio fare la vittima: ci sono tante mamme, in giro per l’Italia, che quotidianamente si sdoppiano benissimo. Certo, a prezzo di qualche sacrificio, di qualche fatica… “. Decisa e sicura, insomma, la 36enne ministro. Come conferma in questa intervista rilasciata a Panorama.

Difficile trovare, nella storia della Repubblica, un ministro più contestato di Mariastella Gelmini da Leno, provincia di Brescia. Da piccola voleva fare la ballerina. Poi l’avvocato. Più avanti nella vita, il ministro all’Agricoltura. E invece eccola qui, a 36 anni: Istruzione.
Nell’ufficio che fu di Giovanni Gentile. Firmataria della prima riforma delle scuole superiori dal 1923, dai tempi di Gentile per l’appunto.
Autrice di una riforma dell’università che ha messo in fibrillazione gli atenei. Promotrice del grembiule a scuola, del voto in condotta, del maestro unico alle elementari. Notorio: ha i precari che manifestano in mutande davanti al ministero. I genitori e i sindacati che l’attaccano. Gli studenti che la insultano. Ma lei, inossidabile nei suoi abitini a fiori: “Fare politica non vuol dire andare in cerca dell’applauso immediato”. No? “Le scelte impopolari hanno bisogno di tempo per essere capite e apprezzate”.
Tosta?
Me lo dicono spesso: sei una donna con le palle. Ma senza determinazione non si arriva da nessuna parte.
Lei ci è arrivata.
Gavetta.
O l’incontro fatale con Silvio Berlusconi?
So benissimo quel che si dice delle donne che hanno fatto strada nel Pdl. Ma ripeto: gavetta. Io ero consigliere comunale a Desenzano già nel 1998.
E presidente del consiglio comunale: sfiduciata per “incapacità” nel 2000.
Ringrazio la sinistra e i colleghi di partito che si sono alleati contro di me, sia pure per motivi poco nobili. È stata la mia fortuna.
Cioè?
Due volte assessore in provincia, prima all’Urbanistica e poi all’Agricoltura. Eletta in regione nel 2005 con 17.500 preferenze, record di Forza Italia. E nessuno raccoglie 17.500 preferenze se non sa fare politica.
Infatti: subito promossa a coordinatore di FI in Lombardia.
Già. Quando il partito era spaccato tra i ciellini di Roberto Formigoni e i laici di Paolo Romani. Non si parlavano nemmeno.
Risultato: la famosa “pax gelminiana”.
Mediazione. Mio padre era il sindaco dc del paese. Io sono andata all’oratorio, ho la mediazione nel sangue.
Al ministero dov’è la pax?

Rispetto al 2008 vedo maggiore serenità.
Però lei è sempre la ministra più odiata.
Ma solo dalla sinistra. Perché la sinistra ha sempre pensato di avere una sorta di esclusiva morale sull’istruzione. Era concettualmente inaccettabile che il centrodestra potesse dire o fare qualcosa. Come se ci fosse un’inferiorità culturale a priori.
La chiamano infatti “beata Ignoranza” nei “santini” distribuiti ai cortei degli studenti…
Mi hanno detto di tutto.
…e rinfacciato il curriculum scolastico anonimo, la laurea senza lode, l’esame per diventare avvocato sostenuto in Calabria dove era più facile essere promossi. Le brucia?
Non sono mai stata bocciata né rimandata. Non ero la prima della classe, ma a scuola ho sempre avuto buoni voti. Maturità con 50/60. Laurea con 100/110. E allora?
Allora?
All’aggressione, all’ironia, alla calunnia ci ho fatto il callo. Attaccare me è un modo per attaccare Berlusconi, l’unico mentore a cui dico grazie: alle donne e ai giovani ha offerto delle chance. Ma la gavetta ce l’ho messa di mio.

di Laura Maragnani

Panorama

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