Pubblicato: 11 novembre 2009 alle 19:18
In Ambiente

Inquinamento? Preoccupa il 90%degli italiani, dopo la disoccupazione e crisi

Massimo Morici

La tutela dell’ambiente? È la terza preoccupazione degli italiani, dopo la disoccupazione e la crisi economica. Almeno secondo una recente indagine, voluta da Upa e AssoComunicazione e condotta da Gfk – Eurisko.

Presentato a Milano nei giorni scorsi, lo studio rivela che circa il 90% degli italiani è attento ai cambiamenti climatici e a problemi come l’inquinamento dell’aria e lo smaltimento dei rifiuti.
Ma la strada verso uno sviluppo sostenibile nel nostro paese è ancora lunga. “Gli italiani sono ancora in una fase di pre-ambientalismo, più arretrati rispetto ad altri paesi, in una specie di apprendistato più lento che altrove, ma con il convincimento che indietro non si torna”, spiega Giuseppe Minoia, presidente di Gfk – Eurisko.

Il 77% degli intervistati, infatti, secondo la ricerca (condotta su un campione di 1.000 persone tra i 18 e i 64 anni e su 15 gruppi a Milano, Roma, Salerno e Catania), ritiene che i propri comportamenti siano oggi più attenti rispetto al passato,  ma il 74% pensa anche che il nostro sia un paese poco sensibile ai temi ambientali, in cui si fa troppo poco per aiutare i cittadini nei comportamenti virtuosi di sostenibilità. Le persone più preoccupate sono quelle tra i 30 e i 50 anni, in particolare le mamme e quelle più attrezzate per informazione e cultura. I più tiepidi, purtroppo, sono i giovani.

Insomma, cosa fare per migliorare l’ambiente, secondo gli italiani? Ridurre i consumi inutili, soprattutto, con comportamenti “tradizionali”, come spegnere la luce quando non serve, accendere il riscaldamento solo se necessario e consumare i prodotti di stagione. I settori percepiti come più sensibili? L’energia (93%), il ciclo dei rifiuti (81%) e, a sorpresa, i prodotti alimentari (78%), tanto che il 65% è disposto a spendere qualcosa in più per quelli a basso impatto ambientale.

La consapevolezza che si dovrebbe fare di più è diffusa, spiega Eurisko, ma mancano le informazioni e anche le risorse (47%) e per questo gli italiani si sentono un po’ in colpa (45%). In generale, si ritiene che a livello mondiale si stiano prendendo decisioni importanti che aiuteranno la sostenibilità (44%).

“La rivoluzione verde è solo agli inizi, ma la velocità della sua avanzata cresce in modo esponenziale, accompagnata da fattori quali lo sviluppo del digitale e la recessione economica che ne accelerano la corsa. E presto coinvolgerà tutti gli aspetti della nostra vita, fino a diventare la nuova normalità“, chiosa Diego Masi, presidente di AssoComunicazione.

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