In Economia
Acqua ai privati? Verso il consenso bipartisan. Ma sui social-network è battaglia
di Massimo Morici
L’acqua in mano ai privati? Ormai è contro solo l’Idv, mentre sui social network è battaglia. Il decreto legge sugli obblighi comunitari, che contiene anche l’articolo 15 sulla privatizzazione della gestione idrica, è sbarcato lunedì 16 novembre a Montecitorio per la discussione generale. Stando al testo, il metodo ordinario di conferimento dei servizi pubblici locali, come appunto quelli idrici, è la gara o la società mista, dove il partner privato, che sarà individuato mediante procedura ad evidenza pubblica, deterrà una quota di partecipazione non inferiore al 40%.
E in Parlamento soffia il vento delle liberalizzazioni: l’Idv, per bocca dell’onorevole Domenico Scilipoti, è per lo stralcio dell’articolo dal decreto legge. Per il resto, consenso bipartisan. Pdl e Pd, infatti, condividono l’idea di aprire al mercato la gestione dei servizi pubblici locali, in primo luogo della rete idrica. Lo ha fatto il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, sul Il Sole 24 ore, definendo l’approvazione del decreto legge 135 ”una riforma di straordinaria portata”, volta a innestare “la competitività all’interno di settori che ne sono stati per troppo tempo al riparo”.
Stessa musica da parte del neo segretario del Pd Pierluigi Bersani. Rispondendo ad una lettera ”di posizionamento” inviatagli dal Forum dei Movimenti per l’acqua (che raccoglie oltre 70 associazioni) alla vigilia delle Primarie, Bersani ha spiegato che “spesso, la gestione pubblica diretta e discrezionale non adeguatamente controllata dei servizi è stata caratterizzata da una presenza dei partiti ben oltre le loro competenze“. In parole povere, “troppo spesso si sono manifestati pesanti fenomeni clientelari e di lottizzazione che hanno indebolito la professionalità degli operatori con conseguente peggioramento della qualità dei servizi e dei costi”. Insomma, il privato funziona meglio del pubblico. Anche per l’acqua.
Il malcontento, però, cresce sulla piazza. E sui social network. Il Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua la scorsa settimana ha bombardato le mail dei membri della Commissione Affari costituzionali delle Camera: ”Cara deputata o deputato, se voti la privatizzazione dell’acqua lo fai non in mio nome!”. Qualche giorno dopo, giovedì 12 novembre, ha organizzato un presidio permanente a Montecitorio.
Intanto, l’iniziativa dei comitati ha raccolto consensi dalle fasce estreme della politica. Come quella del segretario di Forza Nuova, Roberto Fiore, che è per un netto “no” alla privatizzazione dell’acqua. “Si tratta di una manovra fatta in silenzio e di nascosto dai cittadini con l’esplicito appoggio della Lega Nord e del ministro Tremonti, che mentre parla di etica nell’economia e nella finanza, scrive leggi che negano il diritto al bene pubblico più importante in natura“, attacca su facebook il leader della formazione di estrema destra, che è stato invitato dal Forum a non partecipare alla manifestazione pubblica (una presenza imbarazzante, secondo loro).
No alla privatizzazione, d’altra parte, anche dall’estremo opposto, dove Paolo Ferrero (Rifondazione comunista), pure lui su facebook, fa un duro attacco al centrosinistra: “La scelta del Senato di privatizzare l’acqua, scelta passata anche con i voti del Pd, oltre ad essere sbagliata e pericolosa, è anche in controtendenza verso scelte che altri Paesi che precedentemente avevano optato per la strada della privatizzazione”.
Ma in generale, la discussione sulla privatizzazione dell’acqua è passata piuttosto inosservata sui media e snobbata dai vip del momento. E dal nulla, emerge solo qualche ex gloria del passato in difesa della gestione pubblica. Come il conduttore francese di origine tunisina Jocelyn. Dal suo account di facebook, scrive: “Dopo aver privatizzato tutto, ora hanno privatizzato definitivamente anche l’acqua. (…) E noi non possiamo rimanere inerti, senza pensiero e senza azione: almeno consideriamo e riflettiamo su quanto sta accadendo. Facciamo in modo che l’acqua rimanga libera”.
Una voce fuori dal coro, la sua. Forse, solo un sussurro.
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