In Politica
“I fedeli a Fini? Non più di dieci”: le confessioni di un ex An
Donato De Sena
Andiamo a vedere quanti sono nella realtà i fedeli al presidente della Camera che stanno dando filo da torcere a Silvio Berlusconi. Secondo molti, non ce ne sarebbero abbastanza tra i due rami del Parlamento nemmeno per formare un gruppo.
Tra le fila della maggioranza di governo non è difficile trovare voci che
confermano l’indiscrezione che avevamo raccolto pochi giorni fa: “Non esistono finiani”, ci aveva ragguardato qualcuno. Siamo andati alla ricerca di maggiori dettagli per saperne di più. Trovando conferme. Qualche altro parlamentare pidiellino, in questo caso proprio un ex An doc, infatti, non fa mistero della spiacevole situazione in cui si sarebbe cacciato il Presidente della Camera.
MEGLIO SILVIO CHE FINI - Il quadro che fa è piuttosto desolante: “Non romperanno, fanno solo finta”, ci dice in merito alla minaccia di Gianfranco Fini e i suoi di votare contro la finanziaria qualora dovessero essere posta la questione di fiducia su un maxiemendamento del governo. Le possibilità di rottura col Pdl (per mano finiana, specifichiamo noi) sarebbero, oggi, nulle. Dietro forcing su immigrazione, cittadinanza, giustizia e struttura del partito, infatti, si celerebbe una sostanziale debolezza numerica. “Uno è finiano solo per vendicarsi col capo e non perché crede in ciò che dice Fini”, ci avevano detto pochi giorni fa. Oggi sostanzialmente ci ripetono la stessa cosa. “Non più di dieci” sarebbero, infatti, i deputati del Pdl disposti a seguire l’ex Presidente di Alleanza Nazionale (Italo Bocchino, Fabio Granata e Angela Napoli compresi). Ci offrono qualche affondo per spiegare: “Io che ero con Fini sono stufo di questo prendere decisioni e poi costringere gli altri a seguire o dissentire. Ero e sono di destra e sono convinto che il Pdl può essere un grande partito. Gli uomini sono strumenti, ma le idee e i valori no. Manteniamo i valori e costruiamo il futuro”. E ancora: “Tra Fini e Silvio come uomo preferisco Silvio”.
I CAPI PASSANO I PARTITI RESTANO - Risalirebbe più o meno alla
nascita del Pdl il nuovo modus agendi di Fini che ha così tanto deluso e fatto riflettere gli ex An, e che avrebbe isolato lo stesso Fini all’interno della nuova formazione col triste risultato che la quasi totalità dei suoi seguaci, spiazzata, ha cercato poi protezione alla corte del Cavaliere. Il culmine del malessere sarebbe stato certamente raggiunto negli ultimi tempi: “In An – ci si rammarica - la bioetica e l’immigrazione avevano dei confini precisi che non abbiamo modificato mai”. E della politica odierna di Fini si salverebbe poco o nulla: “Su alcune cose aveva perfettamente ragione, come ad esempio la forma del partito”. Un magro bottino. In realtà, una volta confluiti nel Pdl il destino del partito di destra si è rivelato amaro. Difficile se non impossibile dettar legge. Bisognava senz’altro pensarci prima, la strada è stata segnata fin da subito: “Ma ora ci siamo e ci restiamo con i nostri valori”. Ed è su quei valori che bisogna far leva: “I capi passano i partiti restano”, è la dura sentenza. Non c’è alternativa. Insomma, stando a queste dichiarazioni, non è difficile dedurre che gli uomini che si riconoscevano in An dovranno cominciare a pensare ad un Pdl senza il capo di un tempo: sarà espulso o messo in un angolo. E d’ora in poi dovranno essere i soldati a farsi carico di portare in altro il credo del (ex) partito di Fini. Berlusconi permettendo.
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