In Politica
L’onda viola anti Cav non convince operai e giovani:oggi voterebbero ancora a destra
Massimo Morici-
Dopo le camicie verdi del Carroccio (lasciando quelle rosse e quelle nere, al giudizo della storia), si è aggiunto un nuovo colore nella politica italiana. Il viola, comparso in piazza sabato 5 dicembre e sfoggiato da Tonino Di Pietro & C., assieme agli altri partecipanti del No B Day, il cui numero oscilla – e di molto (come al solito) – a seconda della fonte: più di un milione, stando ai manifestanti; 90.000, secondo la Questura di Roma; 360.000, contando gli iscritti alla manifestazione su Facebook.
Tra loro, comunque, è sfilato metà Pd, accanto alle bandiere dell’IdV, dei Verdi e quelle rosse della Federazione della sinistra (Prc – Pdc) e i vendolaini di Sinistra e Libertà.
Due nomi su tutti: l’ex segretario, ora capogruppo alla Camera, Dario Franceschini e l’attuale presidente Rosy Bindi, come ambasciatrice. Ufficialmente, il partito guidato da Pierluigi Bersani, non era presente. E il Tg3, diretto da Bianca Berlinguer, che ha detto no alla diretta per la manifestazione (facendo scattare l’ira di Di Pietro), ha mandato invece in onda un messaggio del neo segretario alla piazza: “È stata una buona giornata che ha mostrato una energia nuova. Ora il compito del Pd è mettere in comunicazione queste e tutte le altre forze che vogliono una alternativa. Ci siamo stati e il nostro compito è di mettere in comunicazione queste energie”, il commento a caldo di Bersani.
Non potevano mancare al corteo gli intellettuali radical chic e quello che rimane della stagione dei girotondi: l’ex direttore dell’Unità Furio Colombo, Nanni Moretti e Silvio Orlando. E ancora, Fiorella Mannoia, Mario Monicelli, il premio Nobel Dario Fo e il giornalista di Repubblica Giorgio Bocca. E poi Gianfranco Fini (che, ovviamente, non era presente, anche se osannato più volte dal popolo “viola”).
È il presidente della Camera, da alcune settimane, la vera star del popolo del centrosinistra. E lo è stato anche sabato al No B Day. “Meno male che Gianfranco c’è”, lo slogan di molti cartelli.
A prendere le distanze dal popolo del No B day, ci ha pensato però un finiano “doc” come Italo Bocchino, vice capogruppo del Pdl alla Camera: “L’opposizione, anzichè discutere con la maggioranza sulle riforme utili al Paese, non ha di meglio da fare che scendere in piazza a gridare forte l’unico punto del suo programma, che è l’odio verso Berlusconi“, la sua accusa.
Duro Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, che punta il dito contro le derive ”forcaiole” della manifestazione: “È la dimostrazione che c’è una parte cospicua della sinistra – guidata da Di Pietro, dal suo partito e da un pezzo del Pd, tant’è che sono presenti alcuni suoi autorevoli esponenti – che gioca tutte le sue carte sullo scontro frontale, sul giustizialismo, sulla demonizzazione dell’avversario“, ha spiegato.
Ma al di là degli slogan e delle critiche, qual è il reale effetto dell’onda viola sull’elettorato? Minimo: altro che lo tsunami , come si è annunciato sulla rete.
Anzi, a ben guardarlo, come fanno alcuni esperti, sembra più una bassa marea (confermando anche in politica quella superstizione propria di chi gioca in Borsa, dove il viola porta male). Secondo un sondaggio Ipsos – Sole 24 ore, pubblicato due giorni prima del No B- day, infatti, nonostante l’autunno rovente per il premier e la crisi economica, oggi i giovani continuerebbero a votare Pdl e Lega.
Nella fascia di età tra i 18 e 45 anni, riporta il quotidiano di Confindustria, tra il 37 e il 40% preferisce il centrodestra, contro il 25% circa che vota Pd, penalizzato dal successo dell’Idv (10% del voto giovanile). E gli operai, tanto cari alla sinistra? Nonostante la crisi e la cassa integrazione, prosegue il Sole, è ancora così: “Il 36% dichiara di votare Pdl e il 13% Lega Nord. In pratica quasi il 50% degli operai italiani sono orientati a destra”.
La spiegazione del quotidiano diretto da Gianni Riotta? “Tutto ciò sta a indicare l’attuale opposizione al governo Berlusconi come un’alternativa poco credibile. E come si fa a dargli torto? Dov’è l’alleanza? Dove è il programma comune? E allora qui troviamo almeno una parte della spiegazione al fenomeno della tenuta di Berlusconi e del suo governo. In una democrazia bipolare il consenso va a chi sa esprimere leadership e unità di intenti. Berlusconi lo ha capito da tempo. Gli altri no“.
Con buona pace di Bersani, Di Pietro e di quel (poco o nulla) che rimane dei Verdi e della sinistra radicale.
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