In Regione Campania
FIAT… Chrysler !
L’uomo “nuovo”, l’amministratore delegato che l’azienda più potente d’Italia, la Fiat, aspettava da tempo abita al 4° piano, stanza 26, al Lingotto, edificio simbolo della storica azienda.
Un manager capace di raddoppiare il valore delle azioni Fiat (dai 4 euro del 2005 ai 10 euro attuali) e di aumentare la quota di mercato di circa il 2,2% negli stessi anni.
Le cronache televisive e dei quotidiani nazionali si occupano di lui, di quell’uomo che è cresciuto professionalmente nel Nord America (Canada) e in Sizzera, solo nel 2009, benché fosse amministratore delegato del gruppo torinese già dal 2004. Dall’aprile 2009 si lancia nell’avventura mondiale, tentando di acquisire prima Chrysler, di cui ottiene il 20% delle quote azionare, e poi Opel, che però, dopo lunghe trattative, lo elimina.
L’operazione di fusione tra due così grosse aziende lasciava prevedere, a chi più ne capisce di “strategie aziendali”, i risultati che ne sarebbero venuti. Ma prima è necessario ricordare, ed è bene farlo, che questo exploit dell’azienda automobilistica italiana niente ha portato alla nazione Italia e ai suoi cittadini.
Bisogna ricordare, per dovere di cronaca, che solo nel gennaio dello scorso anno lo stesso Marchionne “avvisava” il governo italiano che senza aiuti statali “sarebbero stati a rischio 60.000 posti di lavoro”.
Ora le cose vanno meglio, la Fiat chiude il 2009 con risultati entusiasmanti superando quota 1,2 milioni di immatricolazioni, raggiungendo il 32,8% come quota di mercato in Italia.
Ma dietro questo successo c’è solo il nominato Cavaliere della Repubblica Sergio Marchionne o anche le migliaia di operai ed impiegati delle fabbriche italiane?
Dietro questo “trionfo” c’è solo la capacità strategica del “fine condottiero” o pesano gli incentivi, ripetutamente contrastati dalla Lega Nord, che hanno favorito le vendite delle auto ?
Tutti sanno che gli incentivi garantiti dal governo italiano hanno avuto un costo, pagato dai contribuenti… solo Marchionne sembra ignorarlo, ma Lui, come dice “La Repubblica”, ha “l’onestà intellettuale di uno che non ha bisogno di genuflettersi al passato” (’o passato so’ scorda… benché di Napoli non sia paesano) ed è un “osso duro”, come ci informa “Il Giornale”.
E tuona da Detroit, dal salone dell’auto, “È invariato l’impegno a chiudere Termini Imerese nel 2012” (3000 lavoratori), come sembra invariato “l’impegno” a licenziare i precari dello stabilimento di Pomigliano (38) e a continuare ad usufruire dei soldi dei cittadini con una cassa integrazione infinita nello stesso impianto (partita nel settembre 2008 per 5000 dipendenti).
“La Fiat – ha rimarcato – è un’azienda e ha le responsabilità di un’azienda. Siamo il maggiore investitore in Italia, ma non abbiamo la responsabilità di governare il Paese. È un imperativo di ogni società assicurare che i bisogni umani siano soddisfatti, ma non si possono forzare le industrie a farlo”.
Giusto… non devono essere le industrie italiane ad assicurare i bisogni dei cittadini italiani e non; le industrie, come ci dice chiaramente l’amministratore delegato Fiat, fanno solo business (affari), della vita delle persone se ne fregano, anche se queste persone hanno lavorato in questa fabbrica decenni, se ci hanno perso un arto, o, addirittura, la vita.
Il passato?… quello non conta… non conta ricordare che l’Italia è l’unico paese europeo avanzato ad avere il trasporto merci prevalentemente su quattro ruote… invece che sui treni, non conta ricordare gli innumerevoli incentivi dei vari governi concessi all’unica azienda italiana di automobili, non vale rinvangare che l’Alfa fu “venduta” al gruppo Fiat, invece che alla Ford, in maniera alquanto “rocambolesca” da Prodi.
Perché per i “grandi” manager italiani il valore “patriottico” vale solo quando c’è necessità di chiedere, ricompare, al contrario, l’ipocrita “globalizzazione” del mercato, l’indefinita bilancia della “domanda-offerta”, quando c’è da abbattere i costi passando sulla pelle della gente.
Basta assumerlo, basta farsene una ragione, basta ricordarsene quando si va ad acquistare un auto…
NAPOLI.COM

