In Editoriali
Feltri:La forza di cantare fuori dal coro
di Vittorio Feltri — –
Mi scuso coi lettori di Panorama se torno a parlare dei problemi della categoria cui appartengo. Ma devo segnalare un comportamento strano degli addetti all’informazione. I quali da molti anni ormai attingono notizie prevalentemente dalle procure e ricambiano il favore dando molto risalto ai magistrati che curano le inchieste. Niente di illecito.
Da che giornalismo è giornalismo, i rapporti fra cronisti e uffici dei tribunali sono buoni e spesso fitti. Tutto normale, entro certi limiti. Quando invece si va oltre e si tende a stabilire una sovrapposizione di ruoli fra chi indaga e chi racconta le indagini, allora non c’è più nulla di normale. Si crea una grande confusione a scapito del giornalismo come attività «in proprio», non dipendente dagli umori e dagli interessi degli inquirenti che non sono la bocca della verità, bensì una parte del processo istituzionalmente controbilanciata dalla difesa. Principi elementari che non bisognerebbe mai dimenticare.
Ciò detto, la confusione cui accennavo provoca un effetto deprimente per la nostra professione, sempre più incline all’appiattimento e al conformismo. E quando un quotidiano o un settimanale escono dalla routine e dalla logica del «do ut des» per buttarsi nella ricerca di notizie esclusive, allo scopo di offrire qualcosa di diverso dalla solita «zuppa giudiziaria», invece di essere elogiato e incoraggiato dalla corporazione degli scribi, viene irriso, attaccato, criticato, sospettato di essere al servizio di strumentalizzatori vari.
Gli esempi sarebbero numerosi, ma atteniamoci ai più recenti. Prendiamo Panorama. Nel numero della scorsa settimana ha dedicato la copertina a Patrizia D’Addario, la escort che incastrò il premier con foto e rivelazioni relative ai famigerati incontri a Palazzo Grazioli. Che c’era da dire di nuovo in proposito? Caspita. Una serie di indizi delineano un progetto ideato dalla stessa escort in concorso con altri personaggi animati dal desiderio di far fuori il presidente del Consiglio mediante uno scandalo purchessia, anche costruito su misura.
In altri termini: è stato o no un complotto? Panorama ha offerto ai lettori un ventaglio di circostanze quantomeno dubbie meritevoli di approfondimenti e verifiche. Non l’avesse mai fatto. Ubbidendo a una sorta di riflesso condizionato, gli operatori dell’informazione all’unisono hanno eccepito, in alcuni casi addirittura minimizzato, anziché contribuire a battere la pista nella speranza di arrivare alla verità.
Intendiamoci, Panorama non necessita del conforto di altri media e prosegue in autonomia nella propria attività, però suscita amarezza constatare che i solisti della penna debbano lavorare in un clima ostile e di diffidenza montato apposta per rendere difficile il loro compito.
Lo stesso accadrà, presumo, ai colleghi del Corriere della sera di Ferruccio de Bortoli, i quali hanno rintracciato le foto imbarazzanti che ritraggono Antonio Di Pietro a tavola con Bruno Contrada e soci, e scritto ottimi articoli sulla oscura vicenda. Si tenterà di liquidare il tutto come le solite maldicenze sul leader dell’Idv. Provare invece a scavare? Figuriamoci. Più che alle notizie si pensa a chi giovino e a chi diano fastidio. E così il giornalismo non incardinato sui poteri politici ne esce avvilito, quasi debba vergognarsi.
Ma si vergognino i conformisti, i tiepidi, quelli che non osano.

