Pubblicato: 27 febbraio 2010 alle 11:11
In Politica

Ercolano, il pentito racconta la faida: “Ho ucciso 4 volte, ma dovevo fare altri raid”

ERCOLANO (NAPOLI) – 27/02/2010 – Era pronto ad ammazzare ancora. A compiere nuovi raid nei santuari della camorra per uccidere gli odiati nemici. Aveva un lungo elenco di nomi da mandare al tappeto. In cima alla lista, c’era Antonio Birra, fratello del boss Giovanni e reggente del clan, Giacomo Zeno (fratello di Stefano) e Vincenzo Esposito, alias ‘o ricordino. E tanti altri ancora, rimasti lettera morta, dopo l’arresto del braccio armato del clan. Il pentito Salvatore Fiore svela da una località protetta, i retroscena di quattro omicidi di camorra che hanno insanguinato Ercolano tra il 2007 e il 2009. Il killer degli Ascione-Papale, nipote di Luigi Nocerino alias zì Luigi, è il terzo collaboratore di giustizia che la Dda di Napoli ha chiamato in aula nell’ambito del processo a carico degli esponenti della camorra di Ercolano, nato dal blitz Reset del giugno del 2007. Fiore si è accusato dell’imboscata compiuta ai danni di Vincenzo Scognamiglio (‘a badessa) massacrato il 2 settembre del 2007 nei pressi del cimitero di Ercolano. Il pentito non ha mai capito perchè gli Ascione-Papale lo volevano morto. Ma il killer eseguì comunque l’ordine senza battere ciglio. Il 17 dicembre del 2007 trucidò Salvatore Madonna nei vicoli di Pugliano. Una sentenza di morte eseguita tra la folla del mercato e sotto gli occhi di decine di passanti. La città era in ginocchio, terrorizzata per la nuova ondata di violenza che colpiva Ercolano. Un periodo buio dopo gli arresti dei carabinieri. Secondo il pentito Madonna stava riscuotendo il pizzo per conto degli Iacomino-Birra e gli Ascione-Papale doveva far capire ai rivali che il business delle estorsioni era un affare che avrebbero dovuto gestire loro. Il 12 febbraio del 2008 fu ucciso Giorgio Scarrone, fratello di Agostino condannato all’ergastolo per l’omicidio di Gaetano Pinto. Gli Ascione-Papale, secondo il racconto del collaboratore di giustizia, fu ucciso per vendicare la morte di Pinto. Era uscito dall’abitazione dei genitori quando Fiore fece scattare l’agguato eseguendo la sentenza di morte. Gli inquirenti sospettavano che Giorgio Scarrone era stato massacrato per vendicare un omicidio eccellente del clan, che alcune settimane prima era uscito indenne da un precedente raid. Giorgio Scarrone non viveva più ad Ercolano. Era estraneo alle logiche della camorra di Ercolano ma aveva un conto in sospeso nei confronti degli Ascione-Papale. Il pentito si è anche accusato dell’omicidio di Vincenzo Abbate, fratello di Aristide anche lui ucciso nella faida di camorra. Aveva tradito il clan Ascione-Papale. Ma la colpa più grave era quella di aver fatto da specchietto nel tentato omicidio compiuto contro zì Luigi. Fu trucidato l’otto marzo del 2009 davanti alla chiesa di Pugliano dove era in corso un matrimonio. Un nuovo agguato di morte a Pugliano simbolo ormai della faida tra clan. Fiore non ha parlato solo degli omicidi ma anche della scorreria armata compiuta a Pugliano. Armato con un kalashnikov fece irruzione nel centro storico sparando decine di colpi che solo per caso non uccisero una bambina di pochi mesi. Un proiettile centrò una culla al primo piano di uno stabile di Pugliano. Un raid compiuto per amore, per una donna sposato con un uomo del clan rivale. Le dissero che non avrebbe dovuto frequentare Fiore. Subito dopo è stato ascoltato il collaboratore di giustizia Fausto Scudo che fino al 2004 è stato un pusher per conto degli Iacomino-Birra, prima di passare col clan rivale.

ANTONIO MARRONE
METROPOLISWEB

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