In Economia
Un quarto del reddito mangiato dalla casa
EMANUELE ROSSI —
Uno studio del Cnel riporta sotto la lente d’ingrandimento il problema degli affitti in Italia. Se le dimensioni del sommerso in questo mercato sono enormi, anche per chi ha un regolare contratto le spese sostenute per la casa sono decisamente eccessive.
Il nostro paese, infatti, scrive il Consiglio dell’economia e del lavoro, si colloca al secondo posto della classifica relativa all’aumento del rapporto tra spesa per la casa e totale delle spese delle famiglie.
Oltre un quarto del reddito delle famiglie italiane è dunque destinato alla casa. Si tratta di un dato che può essere apprezzato in tutta la sua rilevanza se si nota che la media europea oscilla attorno al 5% (cinque volte meno che da noi), e che Francia, Inghilterra e Germania sono sotto la media europea, mentre la Spagna ha una spesa di circa il 50% inferiore alla nostra.
Certo, rispetto al resto d’Europa l’Italia è un paese in cui una percentuale più alta della popolazione (75%) è proprietaria della propria casa. Ma questo, tra tasse e mutui da pagare, non significa che la spesa sia necessariamente inferiore. Il tetto costa.
L’accessibilità dell’affitto in Italia è diventata negli ultimi anni gravemente insufficiente, secondo il Cnel, infatti solo il 17% delle abitazioni occupate lo sono in base ad un titolo di affitto (ma qui entra in gioco l’alta percentuale di affitti non dichiarati). In Germania la percentuale sfiora il 60%; in Francia supera il 40%, in Gran Bretagna il 30%. Solo Irlanda e Spagna hanno percentuali più basse delle nostre.
E nonostante la contrazione del mercato immobiliare, i prezzi degli affitti restano alti: secondo il IV rapporto “Famiglia, reddito e casa” del Servizio Politiche Territoriali della Uil, nelle grandi città non è possibile trovare un bilocale a meno di 685 euro mensili, un importo totale annuo di 8.227 euro.
