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Fango su Berlusconi: ora per Pdl c’è il pericolo astensionismo
MASSIMO MORICI– –
A due settimane dal voto in tredici regioni il clima per il Pdl non è dei più favorevoli: la pubblicazione delle intercettazioni sul Fatto nell’ambito delle indagini della procura di Trani ha gettato nuovo fango sul premier Silvio Berlusconi, a pochi giorni dal caos sulle liste del Pdl in Lazio e Lombardia e dopo le inchieste sulla Protezione civile e sulle telecomunicazioni, che hanno coinvolto esponenti del centrodestra. Ora, infatti, lo spauracchio si chiama astensionismo.
Basta andare Oltralpe per vedere le conseguenze della scarsa partecipazione al voto degli elettori del centrodestra (53% delle astensioni, dato record): una batosta per l’Ump, il partito di Sarkozy, in Francia sorpassato di tre punti alle regionali dal Partito socialista. In Italia l’ipotesi del sorpasso nei consensi del centrosinistra a danno del centrodestra è fantascienza, ma il Pdl rischia davvero di indebolirsi e di venire schiacciato dalla Lega nel Nord Italia.
Questo il commento del sondaggista Luigi Crespi la scorsa settimana:
“L’Istat ci informa che 11 milioni di cittadini si disinteressano completamente della politica. E tutti i sondaggi di tutti gli istituti danno evidenze negative per tutti i partiti. Emerge quindi con forza il dato politico che probabilmente troveremo nelle urne (…) l’astensionismo, cioè quel rifiuto democratico di scegliere tra le offerte politiche che sono proposte ai cittadini”.
I primi di marzo Crespi ricerche dava il governo in calo di circa cinque punti (e il Pdl di tre punti nel Lazio), l’opposizione stabile, e in aumento la percentuale degli indecisi. E in due settimane la situazione potrebbe non essere affatto mutata; se non addirittura peggiorata dopo le indagini della procura di Trani sulle presunte pressioni per la chiusura del programma di Santoro (vicenda che vedrebbe il premier indagato, anche se i giudici hanno ancora negato le carte ai difensori), amplificate su tutti i giornali.
E anche nei quotidiani vicini al centrodestra l’analisi è a tinte fosche. “La situazione è molto cambaiata e il clima elettorale non è tra migliori. Si respira in giro un’aria di sconfitta rispetto alle previsione rosee del passato”, scrive l’Opinione, sottolineando come nel partito si pensi più alla riorganizzazione interna post voto che alla vittoria alle regionali di fine marzo.
A partire proprio dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha lanciato Generazione Italia in contrapposizione ai promotori della libertà (ex Fi) di Michela Vittoria Brambilla. E il premier è sempre più solo in questo clima ormai avvelenato. “Noi tutti stiamo facendo campagna elettorale per il Pdl e lui va dire che il Pdl non gli piace…”, il commento del Cavaliere, lontano da microfoni e taccuini, sulle ultime uscite di Fini, riportato da il Giornale.
Si respira aria di resa dei conti. Basta leggere le dichiarazioni del vice presidente vicario del Pdl alla Camera, Italo Bocchino (ex An), che lancia Fini come “futuro leader”, e la risposta piccata del capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto (ex Fi): “Una volta fatte le elezioni è indispensabile che si apra un chiarimento nel partito”. A queste si aggiunge l’annuncio di Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia (roccaforte del centrodestra) che su Repubblica - quotidiano vicino all’opposizione – parla addirittura di “crepuscolo del berlusconismo”, annunciando il lancio del Partito del Sud (alter ego della Lega) subito dopo le regionali.
Ad oggi delle tredici regioni che andranno al voto, 11 sono in mano al centrosinistra e 2 al centrodestra. La gogna mediatica messa in atto contro il centrodestra è probabile che non riesca a far superare a Pdl, Lega e alleati la soglia del 9 a 4 per il centrosinistra. Con il rischio, come ha sottolineato l’economista Francesco Forte su l’Occidentale, che si crei un altro ”contropotere – una diga e più di una diga – contro il governo nazionale” nelle mani della sola sinistra.
