Pubblicato: 23 marzo 2010 alle 08:42
In Regione Sardegna

Fonni, sei spari contro la famiglia Loi Ennesima intimidazione nella notte

 Escalation di intimidazioni: un anno fa i carabinieri uccisero in un conflitto a fuoco uno degli attentatori. L’incubo della famiglia Loi, culminato con l’uccisione di un giovane attentatore da parte dei carabinieri, coinvolge ora anche i parenti del fidanzato. «È un avvertimento», commenta Nino Sanna.

 

DAL NOSTRO INVIATO

MARILENA ORUNESU

L’incubo culminato un anno fa con l’uccisione di uno degli attentatori non è finito. La famiglia Loi, al centro di una incredibile e inspiegabile sequenza di intimidazioni, trema ancora. Stavolta, però, il bersaglio si è spostato dalla casa di via Sassari, teatro della tragedia di Ignazio Manca, il giovane attentatore di Villanova Strisaili ucciso dai carabinieri che presidiavano l’abitazione dei Loi, in via Berlinguer, altra periferia di Fonni. Qui due banditi hanno mirato alla casa di Nino Sanna, persona molto perbene che lavora nella sua ditta di movimento terra e nel tempo libero si dedica alla militanza nel Psd’az di cui è segretario cittadino. Lui ha accolto in casa la fidanzata del figlio, Chiara Loi, che alla ricerca di un po’ di serenità ha accettato di lasciare l’abitazione di via Sassari. Ma il trasferimento non è bastato a farle ritrovare la tranquillità perduta. L’incubo, anzi, si è esteso e domenica sera ha coinvolto anche la famiglia del fidanzato.

LA SPARATORIA Tre fori sul muro a fianco alla finestra della cucina, al primo piano, il quarto sul cornicione. Sono i segni visibili dei proiettili esplosi con inaudita spavalderia davanti alla padrona di casa buttata a terra, a pochi metri dagli attentatori mascherati. Lei ieri è ancora sotto choc dopo la terribile sorpresa di domenica sera quando mentre dal garage portava i contenitori della spazzatura in strada ha visto due uomini senza volto con pistola e fucile in mano, ha gridato con tutto il fiato che aveva e si è stesa a terra terrorizzata mentre i malviventi miravano al muro dell’abitazione. In quel momento i fidanzati non c’erano, neppure il marito era in casa.

TERRORE «È il segno evidente di un avvertimento», dice Nino Sanna, marito della donna. «Io non ho niente con nessuno». Ma una spiegazione, davvero inquietante, c’è. «Qui abita la ragazza di mio figlio». Chiara Loi studia all’università e quindici giorni fa, dopo l’ennesima intimidazione subìta dalla sua famiglia, ha accettato l’invito del fidanzato e cambiato casa. La famiglia Sanna l’ha accolta come una figlia, senza pensare che una scelta tanto generosa avrebbe potuto scatenare altri rigurgiti di anonima follia.

LA STORIA Secondo le chiacchiere insistenti del paese, all’origine dell’incubo ci sarebbe una questione sentimentale, il rancore di un corteggiatore deluso. Qualcuno che avrebbe preso davvero male il no di Cristina, sorella di Chiara. Nient’altro, anche alla luce della personalità dei Loi: gente tranquilla e benvoluta, senza aver mai avuto screzi con alcuno. Tutto sarebbe iniziato nel maggio del 2008 quando in via Sassari sono arrivate le prime minacce con lettere e telefonate, poi gli spari alla casa che hanno indotto i carabinieri a organizzare un presidio sul garage anche perché i blitz degli attentatori avvenivano sempre all’ora di cena moltiplicando non poco i rischi per la famiglia Loi.

LA TRAGEDIA La sera del 21 febbraio di un anno fa il conflitto a fuoco. I carabinieri erano sulla terrazza della casa di via Sassari, rivolta verso la campagna, quando una fucilata si è infranta sulla serranda del garage, un’altra è arrivata contro i militari. A quel punto si è scatenato l’inferno. Per terra, straziato dai colpi esplosi dai militari, è rimasto Ignazio Manca, un giovane di trent’anni che la famiglia Loi neppure conosceva. Il complice, invece, è riuscito a fuggire. Nonostante la tragedia, l’incubo non è però finito. L’estate scorsa Cristina è sfuggita a una misteriosa aggressione. Si è allontanata allora da Fonni dove è tornata da poco. Ma la persecuzione, dopo mesi di apparente quiete, è tornata. E il 7 marzo nella casa di via Sassari i soliti sconosciuti hanno regalato altri scampoli di terrore. Verso le 20, sono arrivate tre fucilate, in successione. Sempre all’ora di cena, come è successo anche domenica.

DOMENICA SERA Erano le 19.37 quando la moglie di Nino Sanna ha preso in mano i sacchi dei rifiuti per depositarli sul marciapiede. Ha sentito il frastuono di due persone che correvano. Ha guardato verso la strada e scorto due uomini mascherati. Ha pensato al peggio, si è messa a urlare. I due misteriosi banditi si sono bloccati per un attimo, spiazzati forse dalle sue grida. Poi hanno ripreso il piano concordato, senza più badare alle urla della donna. Hanno rivolto pistola e fucile verso il muro della casa, oltre l’aiuola. La donna si è buttata sull’acciottolato che separa il garage interno alla casa dal marciapiede, a pochi metri dai malviventi, paralizzata a terra dal terrore. Poi, quando gli spari sono finiti e i passi degli attentatori si sono allontanati, è corsa verso il garage e si è chiusa dentro.

ALLARME L’allarme ha fatto tornare a casa in tutta fretta il marito, il figlio e la fidanzata. Ha fatto accorrere i carabinieri che hanno avviato accertamenti, ricerche, indagini. I militari dell’Arma hanno recuperato due bossoli: la conferma che oltre alla pistola che ha lasciato segni evidenti sul muro della casa i malviventi hanno usato anche il fucile. Tutto, alla fine, è andato per il meglio: i proiettili si sono conficcati sulla parete, senza raggiungere la finestra vicina e penetrare nella casa. Per fortuna, nessuno si è trovato lungo la traiettoria di quei quattro colpi di pistola e delle due fucilate.

SOLIDARIETÀ La sequenza, però, è impressionante, anche per la gravità dei rischi in cui si è imbattuta la moglie di Sanna. La vicenda, perciò, ha lasciato di stucco l’intero paese. Ieri nella casa di via Berlinguer sono arrivate tante voci di solidarietà e sconcerto. «Non me l’aspettavo», ammette Sanna pensando alla sparatoria tra una telefonata e l’altra. Lui non perde l’abituale affabilità, accoglie tutti, dai compaesani agli amici del Psd’az. «Mi dispiace per tutta la storia», aggiunge sfiorando così, con molta delicatezza, le vicissitudini della famiglia Loi. «Io sono e resto tranquillo, però è evidente che si tratta di un avvertimento», insiste a dire con franca semplicità.

IN VIA SASSARI In casa Loi ogni commento sulla sparatoria di domenica sera, che fuori ha un effetto dirompente, resta affidato al silenzio. Oltre la porta dell’abitazione di via Sassari c’è un volto cortese, una dignità discreta, ma nessuna parola da lasciare filtrare all’esterno, non la rabbia per una persecuzione inaudita e neppure la disperata attesa che l’incubo finisca davvero.

L’UNIONE SARDA

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