Pubblicato: 9 aprile 2012 alle 11:50
In Esteri

Voltafaccia di Assad a 24 ore dal cessate il fuoco

Bashar al-Assad, il presidente siriano, fa marcia indietro e dice «no» al ritiro delle truppe governative, a meno di ottenere garanzie scritte da parte dell’opposizione. Il dietrofront della Siria fa infuriare Kofi Annan, l’inviato speciale dell’Onu e della Lega Araba, mentre le violenze incessanti fanno almeno 31 morti, tra cui dodici civili. Ieri le forze siriane di Assad hanno bombardato la provincia di Idlib, vicino al confine con la Turchia, provocando decine tra morti e feriti.

La condanna francese
Anche la Francia «condanna con fermezza il protrarsi dei massacri» in Siria e giudica «inaccettabili le nuove richieste» del presidente Bashar al-Assad, che ha annunciato che non ritirerà le sue truppe dalle città senza «garanzie scritte» dall’opposizione. Lo ha detto il ministero degli Esteri francese.

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Mille vittime in una settimana
È di almeno mille morti il bilancio delle vittime del regime di Bashr el Assad nella settimana appena trascorsa. Lo ha detto il colonnello Qassem Saad al-Din, portavoce del comando dell’Esercito libero siriano (Els), che ha anche ribadito l’impegno dell’opposizione a rispettare il cessate il fuoco richiesto dall’Onu, anche se le forze governative non lo faranno. «Ma se», i lealisti, «torneranno a sparare riprenderemo le armi e li combatteremo», ha aggiunto.

La scadenza del cessate il fuoco
L’accordo raggiunto tra la Siria e l’ex segretario generale dell’Onu prevede l’inizio del ritiro delle truppe entro il 10 aprile, con un cessate il fuoco da raggiungere entro 48 ore, al più tardi il 12 aprile.

Annan: violate le garanzie fornite
Da Ginevra, Annan ha affermato che «l’escalation di violenze che si registrano in Siria è inaccettabile», dicendosi «scioccato». Secondo l’inviato speciale, sono state violate le garanzie che gli erano state date. Per tali ragioni, Annan ha invitato Damasco a mantenere le promesse di porre fine al bagno di sangue e ha annunciato che domani compirà una visita di qualche ora a campi per profughi siriani nella provincia meridionale turca di Hatay

Monti e Netanyahu: serve una soluzione condivisa
Italia e Israele sono «impegnate fortemente» per la pace in Medio Oriente e in particolare in Siria. Lo hanno ribadito ieri il presidente del Consiglio, Mario Monti, al termine di un incontro a Cesarea, sulla costa israeliana, con il premier dello Stato ebraico, Benyamin Netanyahu. I due hanno espresso «viva preoccupazione» per quanto accade nel Paese mediorientale e hanno sottolineato la necessità di una «soluzione condivisa dal popolo siriano». Di ieri anche l’appello del Papa: «In Siria cessi lo spargimento di sangue e si intraprenda senza indugio la via del rispetto, del dialogo e della riconciliazione – ha detto il pontefice – come è auspicato pure dalla comunità internazionale».
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