In Regione Puglia
Bosch, nubi sul futuro dei lavoratori baresi
di LUCIANO SECHI
BARI – «Il problema non è tanto la situazione contingente, ma il futuro dello stabilimento Bosch di Bari». Il segretario generale dei metalmeccanici della Cgil Puglia, Donato Stefanelli, non nasconde le preoccupazioni sullo stabilimento barese dove è nata e si produce la pompa ad alta pressione che rappresenta il cuore del sistema d’iniezione diesel «common rail». Attualmente l’impianto barese, che produce anche freni, conta su circa 2400 dipendenti, in prevalenza giovani. Circa 2000 (400 impiegati e 1600 operai) sono in cassa integrazione ordinaria per altre 3,5 settimane aggiuntive a quelle già decise a settembre.
Il sindacato riconosce le difficoltà delle crisi del settore auto, «c’è una contrazione dei volumi produttivi – sottolinea il segretario della Fiom Cgil – negli ultimi incontri aziendali si è parlato di ordinativi per il Common Rail calati di almeno il 30%, tutto il settore auto è in crisi e in particolare quello del diesel anche a fronte del pareggiamento dei costi del carburante tra gasolio e benzina ed un trend che rischia di avere pesanti contraccolpi per l’azienda barese che produce prevalentemente per il diesel. Al momento non abbiamo nessun elemento per dire che la situazione attuale potrà invertirsi nel prossimo anno».
Lo stesso capo del personale della Bosch di Bari, Onofrio Marzulli in un’audizione dinanzi alla VI commissione della Regione ha detto che «la crisi nasce a fine luglio e non solo nello stabilimento di Bari e dopo mesi di commesse elevate e dopo aver attivato una terza linea di produzione nel gennaio di quest’anno». È peraltro critico con la direzione locale dell’azienda il sindacato, «a settembre ci ha fornito dai dati sulla cassa integrazione – precisa Stefanelli – e già nei giorni scorsi questi dati sono aumentati, poi quando già c’erano tutte le avvisaglie della crisi del settore auto, con l’impennata del prezzo del petrolio, disinvoltamente si è avuta una gestione dissennata dei programmi produttivi che, invece, andavano diluiti per evitare che si arrivasse a magazzini Bosch strapieni di scorte che l’azienda non riesce a smaltire.
Si è continuato a fare straordinari quando questi andavano azzerati – incalza il segretario Fiom –. La responsabilità è tutta dell’azienda, una responsabilità che ricade ora sui lavoratori». Il problema è il futuro. «Quello di Bari un tempo era un stabilimento strategico e – secondo Stefanelli – oggi non è più leader, se le casa madre non indicherà nuove tipologie di prodotto nel 2009 rischiamo di dover parlare di altro. Noi, proprio perché non siamo dinanzi al baratro, ma per prevenire i pericoli, abbiamo chiesto entro la fine di quest’anno un tavolo concertativo tra sindacati e Bosch con la presenza di dirigenti della direzione centrale, anche per discutere del centro di ricerca di Bari che attualmente lavora per tutta la divisione diesel ma che noi vorremmo fosse più collegato con lo stabilimento barese, in funzione di un consolidamento occupazionale locale».
«C’è poi la questione del distretto della meccatronica, il primo distretto tecnologico nato in Puglia e di cui Bosch è stato tra i soggetti costituitivi – precisa ancora Stefanelli – si tratta di un distretto incentrato sulla componentistica auto, noi chiediamo quale sia la connessione tra il distretto della meccatronica e il futuro di Bari».
La Gazzetta del Mezzogiorno
