Pubblicato: 13 maggio 2009 alle 15:17
In Politica

Ddl sicurezza:3 fiducie in un colpo.L’opposizione sulle barricate

La maggioranza, sotto tiro dell’Onu e dell’Europa per i respingimenti dei clandestini provenienti dalle coste libiche, si blinda e pone, come annunciato, la fiducia sul pacchetto sicurezza. Un triplo voto che si terrà oggi alla Camera, dopo che il presidente Gianfranco Fini ha dichiarato oggi ammissibili i tre maxi-emendamenti nei quali è stato racchiuso il provvedimento. “La presidenza della Camera” dice Fini “non rileva profili di inammissibilità per contrasto con la Costituzione anche perché, essendo problematica o comunque opinabile l’adesione alla Costituzione delle norme in esame, lungi dalla presidenza ledere le prerogative sovrane dell’Assemblea”.
L’opposizione, però, va all’attacco criticando, nel merito e nel metodo la scelta del governo. “Queste tre fiducie” dice il presidente dei deputati del Pd Antonello Soro “disattendono le sollecitazioni del capo dello Stato e del presidente della Camera e violano la logica su cui in quest’Aula si basa il voto segreto”. Ma da parte del partito di Franceschini ce n’è anche per il primo inquilino di Montecitorio al quale il centrosinistra si era appellato per chiedere uno stralcio delle norme più contestate del provvedimento, quelle sul reato di ingresso clandestino nel nostro Paese e le ronde.

Mentre l’Idv, dopo la richiesta di fiducia fatta in Aula dal ministro Elio Vito, diserta i lavori del comitato dei nove, preparatorio alla discussione, sottolineando che il governo “impedisce il dibattito e le votazioni libere su tante parti del provvedimento che violano la Costituzione e altamente lesive della dignità della persona e della maestà dello Stato”.
Da Sinistra e Libertà arriva invece la proposta di una maratona oratoria davanti alla Camera con politici ed esponenti del mondo dello spettacolo come Dario Vergassola e Moni Ovadia, contro il ‘pacchetto sicurezzà, mentre l’Arci, sempre davanti a Montecitorio, darà il via con i suoi dirigenti e operatori, a uno sciopero della fame contro i respingimenti.
In effetti, anche dopo il richiamo dell’Onu a “riammettere i respinti”, non accenna a placarsi la polemica sul rimpatrio dei clandestini diretti dalla Libia alle nostre coste. L’opposizione è tutta schierata sulla linea espressa ieri anche da Fini: non fare entrare i clandestini ma garantire il diritto d’asilo. Mentre il presidente del Senato, Renato Schifani, rivendica “i respingimenti” come “un diritto del nostro Paese”. E il ministro della Difesa, Ignazio La Russa bolla come “chiacchiere” le polemiche sulla questione.
Sempre il numero uno di Montecitorio, durante una pausa dei lavori d’aula per il voto di fiducia, trova il modo di richiamare ancora il ministro dell’Interno Maroni: il problema esiste e si può trovare la soluzione in diversi modi, coinvolgendo anche Onu e Ue, ma “bisogna evitare eccessi propagandistici”, risponde Fini ai cronisti che gli fanno notare come siano state espresse anche dall’Onu alcune sue riflessioni sul respingimento dei migranti. “Non è un problema di punti di vista” ha spiegato Fini “ci sono le norme di diritto internazionale. Esiste il problema del respingimento dei migranti ed esiste il diritto all’asilo. Solo che va verificato. Se si verifica sul territorio nazionale esistono i Cie, se si verifica durante il trasferimento deve essere certo che sia fatto in modo esaustivo e completo. Forse bisognerebbe pensare a istituire dei centri anche nei paesi notoriamente di transito, coinvolgendo le organizzazioni internazionali come l’Onu e la Ue”. Sull’argomento, duqnue, il presidente della Camera continua a pungere la Lega, che però sembra irremovibile: “Cominciamo a respingere, poi si vede” è stata la risposta del leader del Carroccio Umberto Bossi a chi gli chiedeva dei rilievi delle Nazioni Unite.
Dall’Egitto, tra l’altro, il premier Berlusconi, va all’attacco e sottolinea che “su questi barconi, come dicono le statistiche, persone che hanno diritto d’asilo non ce n’è praticamente nessuna. Solo casi eccezionalissimi”. Non solo, il premier accusa: vi sono “persone reclutate in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali” sui barconi. Parole alle quali replica il numero uno del Pd, Dario Franceschini. “Sui 36 mila sbarcati nel 2008″ dice carte alla mano “circa 31 mila hanno fatto richiesta di asilo politico, metà dei quali hanno avuto, in base alle procedure, riconosciuta la protezione umanitaria”. E l’intera opposizione, in Senato, chiede che il governo riferisca in Aula sulla questione.

Redazione-Panorama

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