La voce

      La voce dei cittadini

 Tanto tonò che piovve….

Finalmenteeeeeeeeeeeeeeee!!! Non so chi stamani leggendo la decisione di Berlusconi di far chiarezza con Fini &company, non abbia tirato un sospiro di sollievo e non abbia pensato : “Adesso sì che ci siamo! Facciamo pulizia!” Penso proprio che in moltissimi si siano sentiti rinfrancati da questa decisione. Non se ne poteva più di questa tracotante arroganza del ” braccio destro”,, di questo Fini, ormai irriconoscibile, distaccato, instocafissato in un ruolo che si è gentilmente attribuito: L’INNOVATORE!  “Ma ci facci il piacere!” avrebbe detto il grande Totò. Con dichiarazione continue e atteggiamenti ambigui ed incompprensibili, Fini stava intorbitando a tal punto le acque che per noi, poveri ignoranti elettori, diventava veramente un rebus, cercare di capire da che parte stesse. Berlusconi ne ha piene le “tasche” di questi continui attacchi, e ne ha ben donde!!! Ha avuto anche troppa pazienza con chi, sprezzantemente sputava nell’ abbondante piatto dove s’ingozzava. Non so voi, ma io amo la chiarezza e la leatà. Ognuno è libero di avere è le proprie idee, (ci mancherebbe altro!) ma proprio in nome e per questa libertà, caro il mio Fini, abbi una buona volta il coraggio di deciderti. Il PDL ti sta stretto? Berlusconi offusca la tua smania di “Capocomico”? Okeyyyyyyyyyy, nessuno ti trattiene, vai per la tua strada e piantala di ostacolare un premier, che per quanti difetti abbia, sta cercando di ristabilire un pò d’ordine in questo caos italiano. Di gatte da pelare ne ha fin troppe e se decide di chiedere chiarezza in “Casa Sua” non solo lo ritengo lecito e opportuno, ma doveroso anche nei nostri confronti di elettori. Personalmente il mio voto l’ho dato al Pdl solo perchè come leader c’era Berlusconi, non lo dato certo per Fini!!! Se ritieni di essere così nel giusto, cosa aspetti a fondare un tuo partito? Sai che ridimensionata!!!! La gratitudine – la vita insegna – alberga in pochi, ma penso proprio che sei pienamente riuscito a distinguerti dal mucchio. Che allora cada la pioggia e spazzi via l’inquinamento delle polveri sottili… e torneremo a respirare!

Vanna Vannucci   27/11/2009

Alla corte del re ognuno faccia per sè

Per chi non lo conoscesse, questo antico proverbio toscano, mi fa venire in mente ciò che sta accadendo nel PDL.

Alla corte di uno che non si è proclamato “Re”, ma con opinabile ironia viene chiamato, stanno accadendo strani avvenimenti. Il “Re” è circondato  da ipocriti, che in nome di non so quali ideali ,cercano di scardinare un legittimo governo, un legittimo leader, con giochetti di bassa lega! La politica, a mio avviso, è solo un pretesto. Un mezzo di cui , gente di molte ambizioni e poca lealtà si serve per i suoi fini ( toh ho scritto Fini!!!!) personali, oltretutto non molto chiari. Mi viene in mente il famoso discorso di “Marc’Antonio”…..è UN CONTINUO BUTTARE IL SASSO E NASCONDERE LA MANO……. LA VOGLIAMO PIANTAREEEEEEEEEE????  E’ LA VOCE DI UNA CITTADINA/O CHE URLA!!!! Abbiamo votato, abbiamo dato un mandato a Berlusconi & soci per una legislatura di quattro anni  e a tutti i suoi accoliti, che diavolo sta succedendo a corte???? Perchè  il nostro “amico” Fini prende le distanze e ostacola  l’operato del Governo? Amico del sole… nessuno ti obbliga a restare.. se pensi di potercela fare con le tue gambe, abbi il coraggio di andare per i fatti tuoi e chi ti ama ti seguirà! Ma smettila di fare “Fabio Massimo il Temporeggiatore”… è storia vecchia e mi meraviglio che credendoti un innovatore ti serva ancora di strattagemmi  vecchi di secoli. Chi pensi di “intortare”? Sai cosa mi offende di più? La poca stima che hai degli Italiani. Ci reputi proprio tutti imbecilli, se pensi che facendo la guerra a Berlusconi e buttandoti, neanche tanto discretamente a sinistra, tu ottenga quel placito per salire più in alto. Non hai ancora capito che lo schierarti con gli immigrati ( solo per averne i voti …sia chiaro)o altre battaglie perse, susciti solo perplessità e confusione nella testa degli elettori? Caro Fini, sei la dimostrazione lampante di quanto sia corta la memoria, e come, in alcuni casi, dimenticare il passato e i propri credo, rendano o sperano di rendere il futuro diverso! Ti sbagli amico mio! Tu puoi anche dimenticare e trasformarti come ti pare, ma non puoi lobotizzare gli italiani che ricordano il Fini al Fianco di Almrirante! Fai dunque quello che ti pare…e vedremo le conseguenze! Alla corte del Re ognuno faccia per sè….Auguri!!!!

Vanna Vannucci                                                                                               21/11/2009

Ognuno ha il suo “Bruto”

 Quando si raggiunge i vertici del potere si è dannatamente soli. In cima ad una montagna c’è posto solo per uno. Posizione privilegiata ma, diciamocelo, estremamente scomoda! Berlusconi ha raggiunto la vetta, meritata o no, non è questo il contesto,ed è senz’altro circondato, tranne pochi fidatissimi, da “personaggi” poco affidabili, da cui farebbe bene a prendere le distanze. Come la storia c’insegna, difficilmente si accetta la supremazia e il potere concentrato in  una sola persona, soprattutto quando riceve il plauso del cosidetto popolo.E’ il momento di alzare la guardia e di trovare la lungimiranza di guardare adilà delle apparenze.Berlusconi ha un grosso impatto sulla gente ma non è abbastanza diffidente  e a mio modesto avviso, lo dovrebbe diventare. Stanno nascendo troppe” fronde”, non tanto evidenti ma reali. La posizione di Fini ne è l’eclatante esempio. Confesso che non ho molta simpatia per chi, con troppa disinvoltura, spazia da un idea all’altra, sconfessando i vecchi credo, trovandone dei nuovi, rivisitati e corretti, per seguire un obbiettivo fin troppo personale. Forse sono diventata troppo cinica, ma ci sono delle manovre politiche in atto che non mi convincono e vivaiddio mi sembra di non essere la sola. Non so cosa ci aspetta, cosa c’è dietro il famoso angolo, ma di una cosa sono certa, stiamo vivendo un momento di svolta e di grande pericolo…..C’ è sempre un Bruto pronto a colpire…. e ne conosciamo le conseguenze.

Vanna Vannucci                       6/11/2009

Usque tandem…..

Non sanno  proprio più che inventarsi per attaccare l’Italia. L’ultima sentenza della Ue ci intima di togliere i crocifissi dalle nostre aule. Come non dare ragione a Feltri quando insinua che forse in quel di Bruxelles si beve troppo?I “Capoccioni” dell’Europa hanno forse dimenticato che il crocifisso non è un simbolo esclusivamente italiano, ma che da secoli è stato il simbolo della cristianità dell’Occidente, simbolo comune a tutta l’Europa, in nome del quale si è pregato, combattuto, dibattuto.La croce è per noi, quello che per gli ebrei è la Menorah, per i buddisti la statua del Budda, per l’Islam la Mezzaluna. Le nostre radici affondano in questo simbolo, non solo religioso, ma culturale e storico, legato inscidibilmente alla nostra identità. Perchè dunque rinnegare o addirittura abolire il nostro passato, la nostra storia che a dispetto della laicità, in Europa è sempre stata strettamente connessa non al cattolicesimo, ma al simbolo cristiano della croce? E’ brandendo la croce che i Templari hanno combattutto nelle crociate, è con la croce che la cattolicissima Spagna sbarcò in Sudamerica per giustificare l’espansione coloniale, i padri pellegrini che volevano convertire il nuovo continente e via dicendo…sappiamo perfettamente che di religioso in queste imprese che, tuttavia hanno fatto l’Europa ricca e potente, c’era ben poco. Insomma quale altro strattagemma, stupido e irrisorio riusciranno i nostri eroi ad escogitare per ottenere il totale appiattimento della nosta cultura? In compenso regaliamo sempre più spazio all’Islam e reverenti chiniamo le schiene a chi,  in casa nostra, oltretutto non invitato, ci impone i loro credo, le loro usanze e tradizioni. Che calata di braghe ragazzi!!!! Ne sono sinceramente rivoltata. Per fortuna, sui nostri giornali sono stati scritti articoli altrettanto indignati e increduli di fronte ad una sentenza che denota un’ignoranza abissale ed ingiustificata della nostra storia. Se vogliono diventare un coacervo di paesi di nuova generazione, senza passato nè storia, si accomodini pure!

 Però prima si ricordino, per amor di coerenza, di demolire in tutte le loro città, le cattedrali, i monumenti e tutto ciò che possa ricongiungersi ad un simbolo dichiaratamente offensivo, non si sa per chi, quella croce che svetta in cima di ogni piccola chiesa in ogni parte d’Europa, che appare in molte bandiere, che evidenzia le opere umanitarie. Forza gente al lavoro perchè non basta toglierla dalle scuole ! Che pazienza che ce vò……

 

Vanna Vannucci                                                               4/11/2009

 

 

Il Fregoli della Politica                                                

 

 Che sta succedendo a Fini? Ogni giorno leggo esterrefatta le dichiarazione del suddetto, le sue prese di posizioni e,come penso molti di voi, mi chiedo: ma chi è costui? Beh, lasciatemi sfogare, visto che, fino a prova contraria siamo ancora in democrazia!Fini mi stravolge, mi sconcerta, mi allibisce. Dov’è finito il delfino di Almirante? Capisco perfettamente che le strategie politiche impongano determinate revisioni, ma mi sembra che adesso l’ex Leader di An esageri con le sue posizioni estremiste!  Prima lo abbiamo sentito rinnegare Mussolini… e vabbè… si sa  che il fascismo è da seppellire, ma poi diventa addirittura un paladino sionista. Va ad Israele, contrito al muro del Pianto, con tanto di Kippah in testa…e vabbè…. Condivido pienamente, l’olocausto è stato una pagina nera che ha segnato tutta l’umanità! Poi quando Berlusconi annunciò la nascita di un nuovo partito, dichiarò che eravamo arrivati alle comiche finali, salvo poi a salire sul predellino berlusconiano, quando si rese conto che avrebbe perso il treno!!!! An, storico partito, per suo volere svanisce e si fonde nel PDL, lasciando molti elettori perplessi ma ancora fiduciosi. Il “Nostro” per volontà di Dio e della Nazione, lo ritroviamo Presidente della Camera, nel governo Berlusconi, con una delle più alte cariche dello Stato. Ed è allora che cominciano le stranezze…. Fini si è talmente immedesimato nel suo ruolo, che comincia a mettere i bastoni tra le ruote al suo stesso partito. Critica apertamente Berlusconi, durante i ripetuti attacchi della stampa di sinistra contro il Presidente del Consiglio, rimane neutrale…molto diplomaticamente….. e adesso a gran voce chiede il voto per gli immigrati. Scusate tanto, ma c’è qualcosa che non mi torna! Per carità, non pensiate che non trovi giusto rispettare chi onestamente , anche se straniero, si guadagna il pane nel nostro paese, paga le tasse e rispetta le nostre regole(sono ben pochi se vogliamo dirci la verità!), ma di qui a dar loro la possibilità di votare, il che significa scegliere i propri rappresentanti, ce ne corre!!!!! Caro Fini,(carina la tua foto con la ragazza egiziana velata) ,ma perché non pensi un po’ più agli italiani e ai loro diritti calpestati o ignorati, piuttosto che darti pena per gli immigrati? Che senso ha, in un paese allo stremo come il nostro,  sputare sentenze sull’integrazione, accoglienza, civiltà!!! Ma lo sai o no, quanti italiani sono senza casa e senza lavoro?Ma lo sai, caro Fini, quante famiglie italiane lottano per la sopravvivenza? Il nostro è un Paese generoso, un grande Paese, ma solo di cuore! Il nostro territorio è piccolo, le nostre risorse insufficienti, ma Tu evidentemente pensi che L’Italia sia come certi tessuti….elastica!!!! Mi dispiace per Te, ma siamo già abbastanza ristretti e consunti, non per egoismo né per razzismo, ma l’Italia di oggi non può permettersi tanta generosità! Lo è stata abbondantemente in passato e ne vediamo ogni giorno le conseguenze. Smetti di usare il potere che ti è stato dato per seminare scompiglio nel Partito di cui, oltretutto sei cofondatore, e adoperati per il Popolo italiano che, fino a prova contraria è quello che ti ha eletto!

Vanna Vannucci                             2/10/2009

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Continuo a seguire tutti i dibattiti e i vari programmi elettorali, che non difettano certamente di presenze in ogni campo. L’opinione che ne traggo, sfiora la perplessità. E vi spiego il perché. Pur sapendo a chi dare il mio voto, non posso non constatare che in questi programmi( tra l’altro molto simili) c’è molta approssimazione. Intendiamoci: tutti noi siamo perfettamente consapevoli delle difficoltà enormi che chiunque governi dovrà risolvere, ma….. ho già sentito fare dei retromarcia, rispetto alle dichiarazioni precedenti. Uhmmmmmm … già questo non mi piace! Si parla di lavoro sicuro (non più precariato, non più contratti infamanti a breve termine), ma per quanto riguarda la detassassione della tredicesima sarà graduale… della quattordicesima manco se ne parla più. Detassazione degli straordinari , affitti ridimensionati o possibilità di riscatto dell’appartamento (ma solo per chi usufruisce di case di proprietà degli enti pubblici… e gli altri?) Evasione fiscale? I mezzi esposti non sono molto chiari per garantire a chi le tasse le paga fino all’ultimo centesimo. Si parla solo di aziende grandi o piccole, ma… testardamente continuo. Chi controllerà quelle sconce denuncie dei redditi dei liberi professionisti o dei commercianti o dei lavoratori autonomi? Perchè solo alle aziende sarà permesso di diminuire l’IVA e  perché non alleggerire questa tassa per tutti i cittadini? E’ tanto difficile istituire in ogni comune o regione un controllo incrociato? Non dimentichiamoci che c’è gente che ha evaso il fisco per milioni di Euro e che una volta beccata , sono arrivati ai patteggiamenti e le cifre entrate nell’erario sono a malapena 1/3 del dovuto!!! Ma stiamo scherzando? Condoniamo milioni di euro che si doveva al fisco, evadendo e sapendo di evadere? È  vergognoso! Non dimentichiamo che negli USA non si patteggia per evasione fiscale,  si va direttamente in galera! Se ci fossero sanzioni più severe, quanto lavoro in nero emergerebbe? L’idraulico, il falegname, l’elettricista e compagnia bella, non ci presenterebbero più due fatture(con IVA e senza) ma si dovrebbero attenere ai prezzi reali qualora ci fosse data la possibilità di scaricarla a nostra volta ! Sicurezza, sanità, eliminazione delle province, (finalmente!!!) ritorno al nucleare, (ma quanti anni dovremo aspettare?), controllo dei prezzi sui generi di prima necessità! Suonano tutti le trombe di Giosuè, cercando di convincerci che abbatteranno queste poderose mura che ci imprigionano in una congiuntura sempre più soffocante.

Ecco che allora mi è tornata in mente l’opera di Pirandello. Una proiezione della realtà e dei suoi cambiamenti che ci viene prospettata con accenti sinceri, con generoso trasporto, con acutezza d’intenti, cercando di rassicurarci che sono tutti “pro domo nostra” , pronti a mantenere le promesse ventilateci. Ognuno ha la sua angolazione e percezione di cosa serva al Paese, mi auguro solo di  essere nuovamente noi, come cittadini a dover decidere di chi effettivamente fidarci. “Così se vi pare”.. libera interpretazione di dove alloggia la buona fede e la verità.

 

Vanna Vannucci

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Parliamo di giustizia

 

Parliamo di Giustizia… questa parola meravigliosa che dovrebbe rassicurare gli onesti e intimorire i malfattori, ha perso il suo significato originale.

Nella nostra Italia, la “Giustizia” ha un percorso strano, anomalo,incomprensibile.

Come si può parlare di Giustizia quando  i processi durano anni, quando si arriva a patteggiare sulle pene, quando con leggi assurde si rimettono in libertà criminali che tornano tranquillamente a delinquere? Come ci si può sentire tranquilli e protetti dalle nostre forze dell’ordine se per prime sono esautorate dai loro compiti, prive di mezzi adeguati, impotenti davanti all’arroganza di legali che tutelando i loro protetti, li rimettono in libertà annullando il loro operato? Abbiamo stupratori,

assassini, psicopatici che dopo sommari e inadeguati processi vengono rimessi in libertà!

Dire che è vergognoso, è usare un eufemismo che non rende merito allo sdegno, allo schifo che prova l’italiano davanti a tanta disinvoltura della nostra magistratura e dell’ applicazione di leggi obsolete, inadeguate addirittura offensive!

Ebbene sì! Mi sento offesa di vivere in un Paese dove

la Giustizia non è uguale per tutti, dove non viene applicata con equità, che procede in maniera farraginosa, una Giustizia di cui si ha paura!

Ma il colmo è che ad averne paura sono i cittadini onesti, non i criminali!!! L’ondata di criminali stranieri che ha sommerso l’Italia ne è una valida testimonianza. Siamo diventati “un oasi felice” per tutti coloro, che al loro Paese rischierebbero parecchi anni di dura galera se non addirittura l’ergastolo, mentre qui al massimo, sempre che vengano presi e condannati senza sconti, né indulti vari, nel peggiore dei casi se la cavano con pochi anni e colmo dei colmi a spese nostre!!!

E’ ora di finirla, è ora di mettere in atto un programma severo, con tolleranza zero! Siamo esasperati, inaspriti, stanchi dell’immagine che diamo al mondo intero di un Paese allo sbando, un Paese che accetta tutto, privo di orgoglio, di difesa, di reazione!  Ci rivolgiamo, noi cittadini , ai nostri politici: Ridateci l’orgoglio di una Nazione dove

la Giustizia ha ancora un significato, ridateci la possibilità di non sentirci imbelli, facile preda delle cosche, delle mafie di ogni sorta e genere!

Avete dei validi giuristi, dei legislatori illuminati: servitevene!!!!  Confido in chi nel proprio programma elettorale ha evidenziato l’urgenza di questi cambiamenti!

La mia è la voce del popolo, di gente che usa il linguaggio diretto, schietto, semplice, che ignora i manierismi o il politichese! Una voce che diventa sempre più stentorea ed impaziente nell’avere la giusta risposta.

 

VannaVannucci

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Sicurezza

Leggo attentamente i programmi  elettorali e molti danno, tra le varie priorità, molto rilievo alla “SICUREZZA”.

Sicurezza??? Di chi? Come?Quando? Dove?

Se s’intende per Sicurezza una difesa a largo raggio del cittadino, scordiamocela proprio!

Sono molto scettica poiché si arriva un po’ in ritardo per garantire una reale Sicurezza ai cittadini italiani.

Per Sicurezza io intendo muovermi tranquillamente, anche come donna, nella mia città a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Per Sicurezza intendo non essere preda di drogati, maniaci sessuali, ladruncoli, bande armati e tutta la miriade di personaggi che  non sapendo come sbarcare il lunario (vedi clandestini) mi aggrediscono e magari mi tagliano la gola per pochi euro.

 Come faranno i nostri cervelloni a garantirci questo?

Il problema va esaminato a monte. E’ pur vero che istituendo vigili di quartiere si creerebbe un deterrente per la microcriminalità. E’ vero che aumentando le risorse delle svilite Forze dell’ordine

le potenzieremmo nei loro interventi…. Ma chi ci protegge dalle aggressioni in metropolitana?

Chi ci protegge dai continui furti nei nostri habitat, sia lavorativi che personali?

Quanto dovremmo potenziare queste Forze dell’ordine (Carabinieri e Polizia) perché possano davvero garantire al cittadino la sicurezza di cui ha diritto!

Vogliamo vivere sicuri nel nostro Paese, vogliamo muoverci e spostarci senza paura.

Non siamo più alle prese con i ladri di polli o piccolo truffatori; abbiamo di fronte una criminalità organizzata, sia italiana che importata, a cui bisogna contrapporre un altrettante efficiente sistema di protezione di cui non abbiamo l’intera portata.

Domanda che mi pongo:  Importiamo tante insulsaggini dagli Usa e dal resto del mondo, perché non applicare leggi e sistemi di sicurezza che sono risultati validi ? Pene più severe, territori controllati in maniera capillare. Ricordatevi che la vista di un poliziotto o di un carabiniere all’angolo della strada o sulle varie arterie stradali aiuterebbe a sentirci  più protetti e creerebbe nuovi posti di lavoro!

Riflettete gente…riflettete!

 

VannaVannucci

 

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 Riflessioni sul voto

 

Siamo in piena campagna elettorale, riflettere e decidere è quindi naturale se non doveroso. Da parecchio tempo leggo e ascolto tutte le “campane” che parlano della necessità di un rinnovamento, di cambiamenti radicali, di idee innovative per ridare alla nostra stremata e vilipesa Italia nuovamente Dignità e Libertà! Queste sono le promesse politiche, ma la gente cosa pensa? L’allarme iniziale del cittadino italiano si è man mano tramutato in indignazione poi in timore ed è approdato alla paura. Diciamolo forte una buona volta!  Siamo ormai stretti in una tenaglia di paura per l’avvilente presente, per il fumoso e drammaticamente minaccioso futuro. Molti, a loro salvaguardia, sono in preda ad una rassegnata disperazione o ad una disperazione rassegnata. Basta ascoltare le interviste che il comune cittadino rilascia ai media. Ne esce l’immagine di un Paese allo sbando, appiattito, impotente e ahimè  prostrato. Mi chiedo allora che fine abbiamo fatto i liberi cervelli di cui una volta l’Italia era così prodiga? Quella gente che dalle pagine dei giornali sferzava la classe politica e si contrapponeva coraggiosamente alle continue vessazioni a cui i cittadini venivano sottoposti! Dove si nascondono? Perché, in questo momento così decisivo non alzano la loro voce, denunciando gli inganni ma indicando anche le soluzioni. Ma se lo fanno, poiché anche  se in minoranza queste menti esistono ancora, non lasciamoli soli, non permettiamo che il cosiddetto “ Potere” gli osteggi, uniamoci a loro poiché non è solo la loro battaglia è la NOSTRA! Trovo inutile che quotidianamente mi si informi di ingiuste tasse, di omicidi sconvolgenti, della nostra gioventù sempre più disorientata, in preda all’alcool e droga, di malasanità, di truffe, di furti, d’illegalità, di evasione fiscale …e la lista continuerebbe a lungo. Mi domando allora quanto sia positiva questa informazione, di cui tra l’altro non necessitiamo più di tanto perché la viviamo sulla nostra pelle! Voglio leggere o sentire proteste vibrate dell’uomo comune, voglio risposte e soluzioni. Basta a questo silenzio sui temi più scottanti  Questa società pervasa sempre più da una sciatteria di pensiero rischia  di far smarrire l’identità al popolo italiano, di perdere di vista i veri valori, di cullarsi in sogni e speranze che vengono alimentate da ferventi, quanto becere promesse ! Permettetemi lo sfogo! Non ne possiamo più di promesse quasi impossibili da mantenere (e dai… guardiamo in faccia la realtà!). E ‘ tanto difficile capire che per ricostruire un Paese distrutto bisogna ricominciare dalle fondamenta? Se l’italiano non riacquisterà la propria dignità, chiedendo a gran voce che, aldilà delle grandi opere, abbiamo bisogno di Formazione Culturale, di Senso civico, di Valori etici, di Ordine e Giustizia, ritengo che ci sia ben poco da sperare in grandi cambiamenti. Cominciamo a rifiutare i vari lavaggi del cervello che regolarmente guidano la nostra vita. Rifiutiamoci di ascoltare gente qualunque che, forte del potere raggiunto, ci imbonisce di frottole. Non lasciamoci condizionare nelle nostre scelte, rimettiamo in moto i cervelli, menti da troppo tempo intorpidite e annebbiate da fiumi di slogan senza fondamento. Non continuiamo a dire:” potrebbero far quello .. potrebbero far questo” Non deleghiamo più nessuno. Ognuno, nel proprio ambito, nel proprio piccolo, cominci ad operare, cercando i propri simili, senza fermenti rivoluzionari per carità, ma con determinazione e fermezza per un cambiamento radicale. Dobbiamo uscire dalla paura di esporci, dobbiamo dar voce alla nostra ribellione, dobbiamo pretendere il rispetto dei nostri diritti di cittadini. Andiamo dunque al voto, ma con le idee chiare, con le “nostre” idee e soprattutto facendo chiaramente capire a coloro che prenderanno il potere, quali sono le Priorità degli Italiani e che in questo penoso momento storico è dannatamente pericoloso ingannarci ancora una volta: non abbiamo più guance da porgere!

Vanna Vannucci

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Alitalia

C’era una volta.. una compagnia aerea di bandiera, si chiamava Alitalia e tutti gli italiani ne 

andavano orgogliosi. Era una delle compagnie più prestigiose del mondo, per la professionalità  bravura dei suoi piloti, l’accuratezza del servizio, l’affidabilità e la sicurezza che dava ai suoi passeggeri. Le fiabe generalmente hanno sempre un lieto fine, ma purtroppo questa non ce l’ha!

L’Alitalia  non vivrà felice per sempre. Grazie ad una gestione insensata, durata decenni, la stanno mettendo all’asta! La svendono per poche lire ai francesi e agli olandesi.

Ironia della sorte! Il nostro paese, per secoli, ha dovuto subire invasioni, saccheggi, ignominie di ogni genere da parte di coloro che ci vedevano come una golosa preda.

Grazie a Dio, adesso siamo un paese libero! Non ci depredano più, non ne varrebbe la pena… dato che sono i nostri governanti a svendere i beni del nostro Paese. Mi chiedo spesso quale aziende siano rimaste totalmente italiane? Mi sento come la componente di quelle antiche famiglie nobiliari, che non avendo mai lavorato in vita loro, hanno dovuto svendere i loro castelli e i vari possedimenti per tirare avanti. Tradotto in parole povere, quando il conto è in rosso, non cerco di  far fruttare le mie risorse, le mie proprietà, risolvo il mio problema  vendendo i miei beni!!!! Mi si potrebbe rispondere con un mare di giustificazioni:cifre, bilanci, convenienze della fusione… ma… rimarrebbe sempre una triste verità: ciò che vendi o svendi non è più tuo! Che importa se migliaia di lavoratori rischiano il posto? Che importa se la nostra compagnia di bandiera sarà vassalla dell’Air France? L’essenziale è che non cambi nome, che possa volare ancora con impresso sulla coda dei nostri aerei, il nostro tricolore. Grazie per lo zuccherino che ci date per mandare giù la pillola! Troppo buoni! Oggi si riunisce il consiglio dei ministri per decidere. Spero solo che per alzare il prezzo, non allettino i francesi aggiungendo al pacchetto anche il Colosseo!

 

VannaVannucci

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L’equilibrio tra i poteri, l’equilibrio nei poteri

Nel profluvio di commenti sulla sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il Lodo Alfano, ricorrente è stata l’evocazione del principio dell’equilibrio dei poteri.Per gli uni un principio ragionevole, per gli altri un tabù posto a base del governo dello Stato.Ma quale equilibrio e tra quali poteri?Occorre chiederselo e scendere nel concreto ad evitare che il dibattito rimanga astretto nella cerchia dei “puri giuristi”.Qualcuno infatti può dubitare ancora che può riscontrarsi equilibrio quando un potere fa interdizione contro l’altro, rendendolo …..impotente?Può essere concepibile che per rispettare l’equilibrio solo formale – e quindi il tabù – si deve consentire al potere giudiziario di interdire quello legislativo?In pratica è ciò che avviene in Italia: una legge passa al filtro della magistratura che la interpreta a suo modo (e mai secondo l’art. 12 delle preleggi), in pratica disapplicandola o, quando ne vuole bloccare gli effetti, scaricandola sulla Corte Costituzionale.In questo secondo caso, per gli eminenti giuristi di sinistra-centro non c’è da meravigliarsi: la Corte fa il lavoro che la Costituzione le ha affidato!Per cui al primo filtro della magistratura ordinaria si aggiunge il secondo filtro della Corte Costituzionale.Sembra tutto normale? Tutto secondo leggi e Costituzione? Di fatto se la magistratura non è equilibrata al suo interno e la Corte Costituzionale pure, ecco che il potere legislativo viene nullificato e ridotto al semplice notaio delle decisioni di altri poteri più forti e più…..decisi e più…..faziosi!Ecco quindi due necessità ormai impellenti.La prima è quella di denunciare l’ipocrisia di chi esalta l’equilibrio dei poteri e contemporaneamente non lo applica all’interno di ciascun potere.E’ il caso degli ultimi presidenti della Repubblica: tralasciando l’ex p.m. Scalfaro Oscar, l’uomo del “non ci sto”, sia il “candido” Ciampi che l’attuale presidente (definitosi al di sopra delle parti) hanno cercato in lungo e in largo per scegliere i migliori tra gli “eminenti giuristi” da nominare giudici della Corte. Ma a quanto pare, per insorte difficoltà a cercarli col metodo del “in lungo e in largo” hanno provato con quello “a destra e a manca”: et voilà hanno trovato la soluzione solo a manca!A quanto pare il mercato non offriva eminenti giuristi di destra!Fossi un giurista di destra mi sarei offeso e avrei chiesto ragione agli inquilini del Quirinale del perchè la “eminenza” non fosse mai reperibile a destra.Ma tant’è! Questi Signori “al di sopra delle parti” non hanno sentito la necessità di trovare l’equilibrio, all’interno della Corte, tra cultura di sinistra e cultura di destra.E hanno nominato uomini “singolarmente equilibrati” (e certamente senza calzini color turchese) ma “disequilibrati” in associazione. Probabilmente li hanno scelti nella loro cerchia di amicizie e frequentazioni “culturali” e di reciproca stima, ma certamente non hanno reso un buon servigio allo Stato di cui loro dovrebbero essere i massimi tutori.Si astengano pertanto questi presidenti e senatori di diritto dall’autodefinirsi “al di sopra delle parti”, quantomeno se ne astengano per pudore ed per evitare giustificate reazioni.La seconda necessità è quella che l’attuale maggioranza parlamentare metta mano alla riforma della Costituzione a cominciare dalla Corte Costituzionale e dal sistema di nomina dei suoi componenti.Agganciando però questa riforma della Corte a quella dell’ordinamento giudiziario e del C.S.M.In sostanza partendo esclusivamente dalla riforma della Corte ma annunciandola come prodromo necessario per le altre riforme sulla magistratura.In questo modo quando la legge costituzionale (di riforma della Corte), non potendo essere votata dai 2/3 del Parlamento sarà sicuramente sottoposta a referendum dalla minoranza, i cittadini sapranno che lo scopo finale è quello di riportare la magistratura nei canoni europei.Ed allora, se i cittadini capiranno, non solo affluiranno in massa alle urne ma diranno sì alla legge come lo dissero nel referendum sulla responsabilità dei magistrati. 

On. Avv. Ettore Bucciero- Bari  04/11/2009                                                                                                          Ricordatevi dei disabili 

Sono un papà di una disabile al 100%  con problemi di ritardo mentale, ma

parlo a nome di tutti i disabili con problemi gravi e molto gravi, nella nostra

citta’ Bari, in particolare non ci sono strutture per accogliere adeguatamente

questi ragazzi, tipo casa famiglia o locali dove questi ragazzi possono passare

del tempo libero facendo attività importanti, sia a livello fisico che a livello

mentale e di comportamento.

Purtroppo sono abbandonati a se stessi i nostri governanti, non sono

tanto sensibili a questi problemi come la lora coscienza non li porta a dover

prendere sul serio provvedimenti.

Un altro punto, da mettere in risalto riguarda quella minima pensione,

che lo Stato dà per i disabili che oggi con quello che sta succedendo, in Italia,

noi famiglie non riusciamo a coprire tutte le spese che sopportiamo.

(la pensione è di € 257,00 al mese, sono bruscoline).

Quindi tutta la solidarietà e l’aiuto dato a questi ragazzi, dobbiamo dire

grazie ai genitori, che con i loro sforzi offrono del tempo libero, si dedicano ai

ragazzi, e grazie a tuti i volontari che senza prendere una lira aiutano i ragazzi

disabili.

Ora ci sono nuove votazioni siamo purtroppo sfiduciati, in quanto non

sappiamo più a chi dare il nostro voto, per migliorare la situazione.

Vogliamo i fatti e non promesse come altre volte.

 

Mimmo un padre

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TRASMISSIONE TV UNO DEL 3 MARZO 2008  

In questi giorni in tutti gli schieramenti politici c’ è una corsa freneticaverso candidature posizionate in collocazioni utili.La mancanza del voto di preferenza rende fondamentale la collocazione utile per una garanzia di elezione.Volendo non entrare nella questione del sistema elettorale, che in verità ci ha accorato quasi quotidianamente negli ultimi due anni di dibattiti politici, ritengo di riflettere sull’altra questione, che ciclicamente si ripropone ad ogni consultazione elettorale e, quindi, ogni anno, sulla presenza femminile nelle liste elettorali.Il fatto che si riproponga ogni volta significa che ogni volta non si risolve.Proviamo ad immaginare  una Italia immaginaria dove solo il 17.1% dei seggi parlamentari fosse coperto da uomini…. Si affiderebbero, questi,  a dibattiti ciclici o a qualcosa d’altro per ricondurre il tutto in una condizione di equilibrio?Infatti penso che la questione sia stata mal posta.Non si tratta di parità, ma di equilibrio. In fondo interessa poco essere uguali quando uguali non siamo, e questo è la ragione della sopravvivenza del genere umano.Ma di equilibrio.Da un punto di vista elettorale siamo state definite in tutti i modi: una rogna, altra carne al fuoco, una categoria, spesso messa tra i giovani e gli immigrati, oppure tra gli anziani e la questione meridionale: insomma una minoranza.Se una questione italiana c’è, invece, è quella maschile, della maggioranza dei politici maschili, determinati a conservare più a lungo possibile la consuetudine e il privilegio di quote non scritte a proprio favore.E’ un meccanismo patologicamente bloccato dagli egoismi soggettivi che in mancanza di una precisa volontà politica può essere scardinato solo dalle quote, tanto odiate anche da noi donne.Noi donne non ci stiamo ad essere considerate una specie a parte e per questo spesso siamo proprio noi a guardare con sospetto questa riserva.Ma se i mali sono estremi non possono che esserlo anche i rimedi. E questo non perché le donne siano a priori migliori o più capaci: anche noi abbiamo capacità e competenze diverse, caratteri e rettitudine diverse, ma in ogni caso tutte abbiamo la possibilità di portare il nostro punto di vista, che spesso è quello che poi subisce le decisioni prese solo da uomini e che hanno a che fare con quei campi che da sempre sono stati per istituzione nostri: penso alla cura della famiglia, alla cura dei figli, alla cura degli anziani, alla maternità, alla cura dei malati. Quante delle norme che oggi governano le relazioni inerenti a questi campi avrebbero potuto avere un contenuto diverso e sicuramente migliore ove fossero state pensate e scritte anche dalle donne che ogni giorno vivono tutto questo sulla propria pelle e con il loro tempo, mentre contemporaneamente lavorano?Bene, questo non ci è dato saperlo, ma forse è venuto il momento di non lasciarcelo più fare, dando anche la nostra disponibilità a dire la nostra, ad esserci proprio perché noi possiamo fare la differenza. E possiamo fare la differenza perché noi potremmo portare la vita reale, il nostro modo femminile di vedere le cose, rappresentare tutto quello che accade fuori dalla politica, da quello che oggi è diventata la politica, che nella preoccupazione di conservarsi ha dimenticato di fare attenzione ai veri problemi della gente.La vita femminile corre su due binari: concretezza e sogno, quello che c’è e quello che potrebbe capitare.Le donne tengono il  mondo sulle spalle, lo reggono da sotto, lo conservano in ordine e lo fanno funzionare, ma lo mantengono anche aperto al possibile, lasciano aperto l’orizzonte: in questo continuo andirivieni tra mondo reale e quello possibile, tra ciò che capita e ciò che potrebbe capitare inaspettatamente si configura l’essenza del femminile, quello che non sta dentro il “già dato” della “normalità” maschile.Questo è quello spazio femminile che è anche uno spazio politico 

Fabrizia AQUILIO

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Storia di Ophelia, la bimba down che mamma e papà volevano felice (come loro)

La notizia dei genitori inglesi che a mezzo stampa hanno fatto conoscere il loro desiderio di sottoporre alla chirurgia estetica la figlia affetta da sindrome di Down per fortuna ha ricevuto commenti concordi, soprattutto dalle associazioni di familiari delle persone Down. Qualche informazione su papà e mamma della piccola Ophelia Kirwan, che al momento ha appena due anni e nessuna idea del dibattito etico e mediatico che la riguarda, è essenziale per comprendere meglio le loro motivazioni, oltre che la scelta di comunicarlo alla stampa. I due signori, benestanti e impeccabili nelle foto zuccherose che li ritraggono, sono un chirurgo plastico di fama e la moglie splendente, che al bisturi del consorte sembra già essere ricorsa. E poiché ci tengono a sottolineare che se dovessero arrivare alle operazioni di correzione dei tratti somatici caratteristici dei Down sul viso della bambina, non sarebbe prima dei suoi diciotto anni e comunque previo consenso della ragazza, la loro mossa ha sollevato in tutti la reazione di fastidio che è tipica per le esternazioni fatte a scopo pubblicitario. Tant’è che nonostante il dottor Kirwan sia un medico affermato, è da quando ha offerto foto e opinioni al Daily Mail che è diventato noto davvero a tutti, in patria e all’estero. Chelsea Kirwan pensa che per sua figlia l’apparire “meno Down” potrà essere una facilitazione che le consentirà di subire meno sfottò e discriminazioni a scuola, tra gli amici, e più avanti l’agevolerà nella ricerca di un lavoro.  E questo è tutto comprensibile. Si ha un bel parlare di disabilità, di variabilità del concetto di normalità, ma quando un handicappato (usiamola ogni tanto questa parola, non c’è davvero nulla di male) non è gradevole per i nostri occhi, abbiamo tutti, anche chi ha meno problemi con l’estetica, la tentazione di allontanarci. E siamo tutti consapevoli di quanto sia delicata la socialità negli anni di scuola e di muretto per quelli più grassocci, con gli occhiali, o le orecchie a sventola.  Ma poi tutti sopravviviamo, anche chi ha problemi più gravi degli altri. A chi come i Kirwan fa del perfezionamento estetico una professione forse questo sembrerà di minor rilievo rispetto alla migliore accettazione iniziale che la bimba secondo loro riceverebbe da parte degli altri; ma il punto è che la sua potenziale conformità a un modello condiviso di piacevolezza estetica potrà darle un aiuto, ma non cambierà il fatto che dei Down lei continuerà ad avere in maniera più lieve o più grave le difficoltà fisiche e soprattutto cognitive. Senza voler essere contrari in linea di principio a chi ricorra alla chirurgia, soprattutto se si tratta di interventi correttivi e non di mero abbellimento, il risultato finale che si desidera ottenere è in qualche modo fingere che la sindrome non ci sia. A che scopo? Chi è genitore di un bambino disabile – e la generale riprovazione da parte dei genitori di Down che hanno commentato la notizia nei forum e sulla stampa di fatto lo conferma – solitamente desidera che il proprio figlio sia accettato e rispettato per quello che è, e non piuttosto accolto in virtù di un camuffamento. Che potrebbe magari sortire l’effetto di far sentire gli altri in difficoltà in un secondo momento, quando quelli si renderebbero conto del problema che c’è, e far loro adottare un comportamento non coerente e possibilmente incomprensibile a chi la trisomia 21 ce l’ha e ce l’avrà sempre, pur se con gli occhi meno visibilmente a mandorla e il naso meno piatto. Negli ultimi decenni tutti gli sforzi a favore dei disabili sono stati rivolti alla loro maggiore accettazione e integrazione, pur con tutte le difficoltà e i pregiudizi che ancora esistono, eccome, in tutti gli ambiti della vita quotidiana. Con questo tipo di iniziative (di cui esistono precedenti, dal momento che questi genitori inglesi non sono i primi ad averci pensato, e altre coppie hanno già sottoposto i loro bambini Down a interventi chirurgici al viso – peraltro delicati e molto dolorosi, figuriamoci con quale trauma di ospedalizzazione e riabilitazione per un bambino, in questo caso già sottoposto a svariate frequentazioni di strutture mediche) si va verso l’adattamento del disabile al mondo che lo vuole meno sgradevole e più conforme ai suoi modelli. E in qualche modo alla rinuncia del diritto che certamente ha, di essere rispettato per quello che è. Quando la signora Kirwan dice di volere solo che sua figlia sia felice, da un lato esprime con limpido candore il desiderio naturalissimo di ogni genitore perché suo figlio sia sereno, soddisfatto, risparmiato dal dolore. Dall’altro sta esprimendo il suo rifiuto della condizione della figlia, che in qualche modo, nelle condizioni in cui è, lei stessa per prima ritiene impossibilitata ad essere felice. Più che investire il suo tempo a comunicare al mondo le sue velleità, non le farebbe male parlare un po’ con chi ha figli Down ormai adulti, e con i Down stessi. Per scoprire che la felicità ognuno se la trova a suo modo, e che non sono due bei ritocchi al viso a garantirti il passaporto certo per il benessere. (Da: http://www.loccidentale.it)

di Paola Vitali 

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Quando la politica dimentica i poveri…

In campagna elettorale silenzio assoluto sulla povertà e su chi se ne occupa. Si punta a far ripartire la macchina dei consumi: deboli considerati ‘endemici’ e affidati all’elemosina’.
La campagna elettorale in atto evidenzia il silenzio pressoché assoluto sui problemi della povertà in Italia e di conseguenza di coloro che se ne occupano. Nonostante i numeri consistenti, volontariato, cooperazione sociale, nazionale e internazionale, servizio civile sembrano non esistere (non è un caso che nelle liste dei candidati non abbiano trovato posto persone proveniente da questo impegno). Nessun accenno a uno sviluppo che faccia appello alla solidarietà, all’equità, alla gratuità.

Oltre la tristezza e la rabbia, è forse utile capire che cosa sta avvenendo. Siamo al termine di una politica, iniziata negli anni ’70, che pensava di risolvere, con investimenti e risorse aggiuntive, i temi forti del welfare: poveri, disabili, marginali, famiglie numerose. Progetti di socializzazione, di inserimento lavorativo, politiche di integrazione sono diventate oggi parole incomprensibili. Il cambio è epocale. Gli appelli dicono: far ripartire la macchina dei consumi; la povertà è un fenomeno endemico di ogni società. Inutile combatterla, meglio rafforzare chi è produttore e consumatore. Nessuno dice quale sarà la conclusione di questa impostazione: poveri e deboli saranno affidati all’elemosina. Un richiamo antico, molto antico. Da una parte chi è utile, dall’altra chi è inutile. I primi hanno la dignità di cittadini, i secondi vivranno da assistiti. Gli Stati Uniti insegnano. Il motivo che ha indotto a simili conclusioni è la spinta dei produttori/consumatori che non hanno sufficienti risorse. In uno schema di consumismo, la richiesta non distingue tra consumi essenziali e voluttuari. Occorrono sempre più risorse; da qui le promesse di politiche di sostegno economico e assistenziale, purché dirette alla prodAl nuovo schema non si oppongono voci critiche: non le imprese, non i sindacati, non

la Chiesa. Il mondo delle imprese chiede agevolazioni a basso costo, quello dei lavoratori tutele,

la Chiesa è tutta spostata sui temi della bioetica. I partiti rispondono con promesse ridicole: meno tasse, più servizi. Una contraddizione matematica non giustificabile nemmeno da bugie di campagna elettorale. Siamo alla vigilia dell’esplosione economica: con la globalizzazione i termini dello sviluppo si sono accelerati, con popoli vecchi diventati incapaci a reggere processi economici consistenti. Stanno loro sfuggendo anche le risorse di cui erano assoluti possessori fino a ieri: la finanza e la tecnologia. Nonostante questo, nessuno che ripensi lo schema economico di base.
Nessuno che consideri come, nel futuro che ci attende, i ricchi si assomiglieranno ovunque e sempre più nella loro sfacciata opulenza, mentre i poveri saranno livellati nel disprezzo
, nell’abbandono e nella fame, a prescindere dal mondo a cui appartengono. E’ per questo motivo che non siamo entusiasti dei programmi elettorali (eccetto rarità). Non solo perché sono vecchi e stantii, ma soprattutto perché ingiusti.uzione. In questo schema liberistico non c’è posto per i marginali, comunque essi siano e dovunque vivano.(Da: http://www.libero.it affari italiani”)

 

Di don Vinicio Albanesi (Comunità di Capodarco)

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ll mondo abbandona i tibetani alla repressione della Cina


Il Tibet è solo nella ribellione contro Pechino. In Cina, per il senso di identità imperiale Han, i cinesi propriamente detti, nessuno si scalda per il Tibet mentre è in corso la repressione; all’estero, la Realpolitik limita le reazioni dei governi a contenute espressioni verbali, mentre il Vaticano, impegnato in delicati contatti, osserva il silenzio. E nessuno boicotterà le Olimpiadi.Quel che è straordinario è che la rivolta ci sia stata. Ogni anno a marzo si hanno a Lhasa piccole manifestazioni in ricordo della fallita sollevazione del 1959, in genere agevolmente contenute e disperse dalla polizia. Questa volta, forse per iniziale esitazione nell’uso della forza, nella doppia immagine che in vista delle Olimpiadi la Cina vuol dare di sé – società armoniosa ma vigilante sulla sicurezza – la protesta si è allargata e aggravata: grazie alle immagini trapelate, è divenuta uno spettacolo internazionale della repressione che ne è seguita, mostrando una Cina repressiva e al tempo stesso impotente. Il peggio verso l’esterno e verso l’interno. Per questo, avendo addosso gli occhi del paese e del mondo, Pechino, isolata la regione, riafferma il pugno duro e non esita nel completare la repressione non soltanto a Lhasa, ma anche nelle altre province dove monaci e comunità tibetane hanno provato a sollevarsi. Non intende dare alle proteste il minimo spazio, nel timore che una certa flessibilità possa essere interpretata come debolezza.No, non ci sarà per il Tibet una intifada o una rivoluzione arancione come in Ucraina. Qualsiasi protesta sarà implacabilmente stroncata, cercando di bloccare al massimo il flusso di notizie e immagini all’esterno, mentre è già stato sospeso il turismo verso la regione, che ha avuto l’anno scorso un milione e mezzo di visitatori.Lo stesso capo del partito e dello stato, Hu Jintao ha costruito la sua carriera con dure repressioni in Tibet: era capo del partito a Lhasa quando nel marzo 1989 vi scoppiarono rivolte che non esitò a stroncare con lo stato d’assedio. E ciò avvenne solo poco prima delle grandi manifestazioni a Pechino sfociate poi nella strage della Tiananmen. Non c’era relazione tra i due moti: ma agli occhi dell’alta dirigenza la sua fermezza fu modello esemplare.Sul piano interno, il potere non ha preoccupazioni. La causa del Tibet non scalda il cuore di alcun cinese, benché vi siano circa 150 milioni di buddisti, i quali, come altri credenti, possono praticare la loro religione solo se sottomessa al partito comunista. L’indifferenza, se non astio, per il Tibet, non è solo perché la propaganda parla soltanto di innocenti civili uccisi dai rivoltosi, e la Tv mostra assalti alla Banca di Cina e a negozi di cinesi. L’elemento di fondo è lo storico senso imperiale e il crescente nazionalismo Han, i cinesi propriamente detti, cresciuti nel convincimento che il Tibet è storicamente parte della Cina, benché abitato da una minoranza diversa. Ed esso è importante quale “zona cuscinetto” verso l’India, storica rivale, o altre potenze presenti in Asia centrale. Nel miglioramento generale del tenore di vita nonostante le disuguaglianze, si teme che l’instabilità possa mettere a repentaglio lo spettacolare sviluppo che già di per sé sollecita tutta la fierezza nazionale. Il partito, avendo rinunciato all’ideologia conservando l’autoritarismo, agita da tempo motivi nazionalistici, per i quali il successo delle Olimpiadi costituisce non solo legittimazione internazionale del regime, ma riconoscimento da parte del mondo dell’importanza della Cina quale nazione, e delle sue capacità organizzative per il maggior evento sportivo del pianeta. Tutto ciò è ora messo a rischio, nella comune mentalità cinese, da una piccola minoranza che addirittura protesta contro la modernizzazione portata in Tibet, e contro la libertà di movimento grazie alla quale tanti Han vi si sono trasferiti, contribuendo al suo sviluppo.Dopo le devastazioni dell’età maoista, Pechino ha in effetti trasformato il Tibet con una modernizzazione accelerata, se non brutale. A lungo gli Han erano solo una minoranza di funzionari di partito, burocrati, militari, poliziotti. Con le riforme, la gente comune ha cominciato a spostarsi, e Pechino ha incoraggiato gli insediamenti di Han con vari incentivi, da facilitazioni fiscali e creditizie a esenzioni dalla regola del figlio unico. Ha sottratto la regione all’isolamento con una ferrovia, inaugurata nel 2005, che collega Lhasa a Pechino: un’opera di alta ingegneria, oltre mille chilometri di binari impiantati sul permafrost a oltre 4.000 metri di altitudine. Il risultato è che i tibetani sono diventati minoranza, mentre gli Han sono dominanti come numero e come corpo sociale etnico in campo economico e politico. Scopo ultimo è l’assimilazione e la sinizzazione del Tibet, in gran parte già avvenuta. Nella visione della Città Proibita pesano il timore di interferenze straniere come per la rivoluzione arancione in Ucraina, e l’esempio del Kosovo, da provincia serba divenuta adesso indipendente. Anche se lo stesso Dalai Lama non ha questo obiettivo, reclamando solo autonomia reale lasciando a Pechino gli affari esteri e la difesa, la Cina nutre questi sospetti, e considera interferenze straniere nell’ambito del “genocidio culturale” da lui denunciato, anche secolari pratiche religiose facenti capo a lui stesso. Seguendo i principi della reincarnazione, il Dalai Lama scelse infatti nel 1995 un ragazzo di 6 anni che viveva a Lhasa, quale Panchen Lama, il secondo monaco subito dopo di lui nella complessa gerarchia religiosa. Ma quasi subito il bambino scomparve con la sua famiglia, e di loro non si è più saputo nulla. Poco dopo Pechino nominò per quel posto un altro ragazzo, ora di 17 ani, esibito nell’ottobre scorso quale ospite d’onore al congresso del partito comunista. L’agenzia Nuova Cina ha diffuso in questi giorni la sua condanna delle proteste dei tibetani, e il suo “deciso sostegno al partito e al governo nell’assicurare sicurezza e stabilità a Lhasa”.Senza preoccupazioni interne nella repressione, Pechino non ne ha neanche di carattere internazionale. La Cina non è la Serbia. Con riserve per oltre 1.500 miliardi di dollari, è il maggior creditore del mondo, specie gli Stati Uniti, avendoli investiti in gran parte in bond Usa. Ha ricevuto investimenti stranieri per oltre 800 miliardi di dollari, ed è altamente integrata nell’economia mondiale: i suoi prodotti a basso costo hanno contribuito a limitare l’inflazione negli Usa e in Europa, e per alcuni settori high-tech, come telefonini e computer, è tra i maggiori produttori; ed è essa stessa sbocco di molte esportazioni occidentali.Politicamente, ha il veto all’Onu, si è mostrata in qualche modo collaborativa sull’Iran, e tiene a bada la Corea del Nord, che anche grazie alle sue pressioni ha rinunciato, almeno dice, al nucleare, favorendo Bush nel toglierla dall’asse del male. Senza farsi condizionare da Pechino, la Merkel e Bush hanno ricevuto nei mesi scorsi il Dalai Lama, ma ora, come tutti gli altri, non possono fare di più. In Cina, per il senso imperiale Han, il Tibet è solo. Fuori, condannato dalla Realpolitik, gode soltanto di simpatia di amici impotenti.
Da: http://www.loccidentale.it di Fernando Mezzetti

 

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